Un busto per Max Fabiani

Mantenere intatto, nella memoria collettiva della nostra città, il ricordo di uno degli architetti italiani più influenti del secolo scorso. Stiamo parlando di Max Fabiani, di cui quest’anno ricorre il 150esimo anniversario della nascita, sandanielese che a lungo visse e operò nella nostra città. Suoi, ad esempio, sono il bellissimo Trgovski Dom di Corso Verdi, prima opera goriziana del Fabiani, realizzato nel 1903, la chiesa del Sacro Cuore, il monumento ai caduti della VI Battaglia dell’Isonzo vicino al ponte di Piuma, la statua di San Francesco nell’omonima piazza, l’ampliamento del palazzo municipale e il completamento della chiesa del Sacro Cuore. Senza dimenticare che fu proprio lui, nel 1956 alla veneranda età di 91 anni, a immaginare un primo impianto di risalita con il quale poter collegare il castello a piazza Vittoria. Si trattava di una torre, come potete vedere nel pezzo che vi avevamo proposto ormai più di un anno fa, alta 45 metri che sarebbe dovuta sorgere accanto alla galleria Bombi. Sempre suoi sono i piani regolatori di Lubiana, dei paesi della valle dell’Isonzo e del Vipacco, e della città di Gorizia. Per non contare gli oltre trecento edifici ristrutturati sotto le direttive del Fabiani, tra il 1917 e il 1922, in seguito ai gravi danneggiamenti subiti durante il conflitto. Accenni di biografia che si rispecchiano nello spettacolo che ha fatto il suo debutto poche sere fa al teatro nazionale di Nova Gorica, “Max Fabiani. L’arte del vivere”, e che debutterà in Italia il prossimo 17 dicembre al teatro Verdi di Gorizia, fuori abbonamento. Spettacolo bilingue (italiano e sloveno) e musiche di Valter Sivilotti, basato sui testi dello stesso Fabiani, per accendere l’attenzione del pubblico sul pensatore prima che sul brillante architetto e urbanista. Per omaggiarne la memoria, ai Giardini pubblici di Gorizia, il pomeriggio dello stesso giorno, sarà svelato un busto in bronzo, rivolto proprio al “suo” Trgovski Dom, e realizzato dai bozzetti degli studenti del liceo artistico che ancora oggi porta il suo nome.

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