Sala Petrarca a caccia di fondi

Serviranno altri 600 mila euro per restituire ai goriziani un gioiellino architettonico incastonato nel Trgovski dom all’angolo tra corso Verdi e via Petrarca. La sala è stata aperta ieri per un sopralluogo in occasione della fine del primo lotto dei lavori per il suo recupero, per un investimento che ha già raggiunto i 300 mila euro. E gli interventi ancora da fare sono molti. Per i nuovi fondi la Biblioteca statale isontina ha annunciato che busserà alle porte della Regione, dopo che il primo lotto è stato finanziato dal ministero. «Dobbiamo assolutamente evitare di restare in queste condizioni per dieci anni -ha detto il direttore della Bsi, Marco Menato- oggi era importante vedere con i nostri occhi dove siamo arrivati con questo primo lotto e da dove ripartiremo per il secondo, che restituirà questo luogo alla città». Il recupero della sala sarà poi funzionale anche per la prossima apertura della biblioteca slovena al piano terra del Trgovski dom, nel 2018. «Quando siamo entrati sei anni fa ci siamo trovati difronte una situazione terribile -ha raccontato Luigi Di Dato, uno degli architetti che ha curato questa prima fase del recupero- l’obiettivo più importante era quello di arrestare il degrado. Abbiamo riparato delle perdite presenti sul tetto e sostituito i serramenti, oltre ad aver eliminato tante cose che giacevano ammassate. Quello di Max Fabiani è stato il lavoro di un visionario, una struttura polifunzionale che ricorda in parte Urania che ha poi realizzato a Vienna». Per il secondo lotto potrebbero essere necessari sei mesi di lavoro in fase progettuale e circa due anni di cantiere. La sala venne realizzata nel 1903 nel complesso del palazzo del Trgovski dom, e dal 2000 è stata assegnata dal demanio in gestione alla Bsi. Nei sotterranei è stato rinvenuto anche un fascio littorio alto circa sei metri. Dalla fine degli anni Venti il corso della storia mutò infatti la destinazione del palazzo, che iniziò a ospitare la sede di uffici periferici dell’amministrazione statale. La legge sulla tutela delle minoranze stabilì nel 2001 che all’interno del palazzo trovassero posto sia istituzioni culturali slovene sia italiane.

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