La capitale della seta

Riscoprire ai Musei Provinciali un patrimonio dimenticato, quello che permetteva la produzione artigianale di un materiale preziosissimo. Stiamo parlando della tradizionale coltura dei bachi e della mostra “Gorizia, capitale della seta”, che verrà inaugurata oggi a mezzogiorno, presso la sala dei Musei Provinciali di Borgo Castello. La mostra, visitabile fino al 30 aprile del prossimo anno, ripercorrerà le tappe dell’epoca d’oro della nostra città in fatto di produzione della seta con circa 1.200 volumi, pubblicati tra il 1816 ed il 1920, nei quali vengono illustrate le tecniche di lavorazione oltre che gli appunti di viaggio dei commercianti, che si imbarcavano all’avventura in affascinanti terre lontane. Straordinaria poi la raccolta di libri giapponesi sulla sericoltura: prodotti con carta di canapa, gelso ed ibisco, risalgono all’inizio dell’ottocento e contengono dei rarissimi disegni a mano. Perché anche il Giappone a Gorizia? Pochi forse sanno che la bachicoltura goriziana fu un settore di punta a livello anche internazionale, tanto che la città divenne una vera e propria “capitale” della seta. A riconoscimento dell’importanza assunta dal nostro territorio, nel 1873 il governo giapponese inviò un proprio alto funzionario, Nagaatsu Sasaki, a studiare la bachicoltura e l’industria dei cascami di seta per trasferire le conoscenze addirittura in terra nipponica. La mostra è organizzata dall’Ersa, che diventa così quasi un antenato moderno dell’istituto bacologico sperimentale goriziano, centro di importanti ricerche nei secoli passati. Segnaliamo che stasera, poi, il pianista Umberto Berti e la flautista giapponese Tomoko Sata terranno un concerto gratuito presso la stessa sede dei Musei provinciali di Gorizia, alle 18. Il repertorio proposto in esclusiva esplorerà le diverse atmosfere prodotte dalla contaminazione tra musica occidentale e tradizione orientale.

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