Tutti pazzi per Cracco

Le portate principali della 12esima edizione di Gusti di frontiera. Dopo l’antipasto gustosissimo con Benedetta Parodi e Tina Maze, che hanno riempito giovedì piazza Sant’Antonio per il taglio del nastro, ieri nuovo bagno di folla al Salotto del Gusto per lo chef Carlo Cracco, celebre giudice dell’edizione italiana di MasterChef, insieme al “nostro” Joe Bastianich e Bruno Barbieri, e conduttore del talent culinario Hell’s Kitchen, entrambi in onda su Sky. Cracco, che ieri ha presentato il suo ultimo libro “Dire, fare, brasare”, ha ricevuto nella splendida cornice di piazza Sant’Antonio il premio speciale Friuladria “Gusti di frontiera”. Davanti a lui migliaia di fan e appassionati di cucina, che non hanno voluto perdersi una “lezione” dal vivo con uno degli chef più conosciuti e amati, anche e soprattutto dal pubblico femminile, della cucina italiana. «Prima di diventare celebre in televisione -recita la motivazione della giuria- Cracco è (e resta) un cuoco curioso e intelligente, che sa scavare, come un tenace minatore, nelle profondità e oltre le frontiere del gusto, giungendo a risultati inaspettati». Dopo aver ritirato il premio, Cracco – intervistato da Luigi Costa, che ha sottolineato il lungo percorso che ha portato lo chef ai traguardi raggiunti, passando sotto la “scuola” dei grandi maestri Gualtiero Marchesi e Alain Ducasse – ha parlato di “confini”, rimarcando come – nel suo modo di fare e pensare – non esistano se non a livello burocratico e, in cucina, essi vadano superati, aprendosi sempre al nuovo. «La cosa bella di chi arriva a fare il cuoco – ha affermato – è che il nostro mestiere consiste nell’unire, nel far star bene la gente a tavola». Del mondo della cucina ha poi osservato come essa sia qualcosa che «vive ogni giorno e ogni giorno cambia. Come le barriere fisiche, così anche quelle culinarie sono destinate a cadere. La cucina italiana è senz’altro importante, ma non serve a nulla dirlo tra noi, serve valorizzarlo. Non è perché essa sia tra le migliori, tra le più belle e le più buone, che esca vincitrice. Ci sono tante culture che “spingono” per far conoscere la loro cucina e le loro tradizioni. La lotta a chi arriva primo non serve a niente, serve essere uniti e valorizzare i territori, le cose uniche e buonissime che ogni realtà possiede».

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