“Volontariato: chi fa cosa”

I volontari che interagiscono con la Caritas di Gorizia nell’assistenza ai richiedenti asilo privi di convenzione e di assistenza ci hanno inviato un comunicato che volentieri pubblichiamo integralmente.

La gran parte dei volontari che da mesi sono impegnati nell’emergenza immigrazione non sono stati interpellati in merito all’iniziativa di riunire i richiedenti asilo in Piazza Vittoria né tantomeno sono coinvolti nei propositi di presidi o accampamenti davanti alla Prefettura. Le persone che hanno questo progetti non rappresentano il volontariato che interagisce con la Caritas diocesana.
E’ certamente utile che alla Prefettura giungano testimonianze e pressioni ulteriori rispetto a quelle della Caritas, che è coinvolta direttamente nell’emergenza ormai strutturale e mette a disposizione delle istituzioni strutture e collaborazione a titolo gratuito. Ma è opportuno riconoscere in capo ai diversi soggetti del volontariato e dell’impegno sociale o politico modalità specifiche di intervento e di relazione. Molti cittadini mettono a disposizione di Caritas il proprio tempo, le proprie competenze, la propria partecipazione : è volontariato, donazione in senso stretto, non esistono forme di remunerazione come è stato insinuato con ostilità e forse persino malafede. Vale anche per Caritas, che non percepisce un centesimo dalle istituzioni competenti a gestire anche dal punto di vista economico le richieste d’asilo, nonostante si sostituisca a loro, sostenendo con donazioni e raccolte specifiche per l’accoglienza profughi il sempre più difficile tentativo di dare accoglienza a centinaia di persone abbandonate.
Altri volontari hanno ritenuto di organizzarsi diversamente, altri ancora operano con riferimento diretto alla propria appartenenza politica: coincidono gli obiettivi, talvolta persino il lavoro materiale e le sedi in cui esso si svolge, ma non necessariamente sono sovrapponibili le visioni e le scelte operative. Lo sforzo di coordinare le iniziative è solitamente produttivo. Talvolta però non si riesce ad interagire, e allora è giusto esser chiari.
Non è corretto, dunque, attribuire al volontariato nella sua interezza l’appoggio ad una iniziativa che ha etichette particolari. Va benissimo che il volontariato sia eterogeneo, è normale che non ci sia omologazione su una questione complessa come quella dell’immigrazione. Però il metodo di coloro che fanno riferimento a don Paolo Zuttion e agli operatori della Caritas di Gorizia, è di assumere prese di posizione concordate e condivise dall’organizzazione di riferimento, attuando una collaborazione quotidiana , con motivazioni di ordine etico, culturale e civile di origine anche diversa dalla matrice cattolica che convergono su un unico obiettivo: la dignitosa accoglienza dei richiedenti asilo ed il rispetto della persona umana.

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