Villa Ritter, da rudere a monumento

Ettore Romoli e Maria Augusta Marrosu
Il Sindaco Romoli ed il Prefetto Marrosu tagliano il nastro
Villa Ritter, storico gioiello architettonico della città di Gorizia, da oggi è tornata a splendere: è stato tagliato questo pomeriggio il nastro che ha dato nuova vita a quella che fu residenza della famiglia Ritter, motore trainante dell’economia cittadina durante il XIX secolo, e che si prepara ad ospitare entro breve numerosi studenti universitari.
L’opera di recupero, il cui costo si aggira sui 3 milioni e 700 mila Euro, interamente finanziato dalla Regione Friuli Venezia Giulia, consentirà alla struttura di via Brigata Pavia di ospitare un Master post-lauream per la ricerca, la valutazione e la gestione del rischio idrogeologico ed ambientale, consentendo agli studenti di lavorare “sul campo”, allestendo, all’interno degli spazi della villa, laboratori umanistici ed informatici.
«Sono venuto a conoscenza dei problemi della villa quando ero assessore regionale al Bilancio – ha ricordato il sindaco Romoli – grazie alla segnalazione della signora Donati, al tempo presidente di Quartiere qui a Straccis». Da quel giorno sono passati dodici anni, e si è finalmente arrivati ad una soluzione che, si spera, darà ottimi frutti.
Gli interni della villa, impreziositi da splendidi esempi di arte lapidea come la scalinata che conduce ai piani, sono stati totalmente rimodernati, sulle recenti esperienze del Museo Santa Chiara, divenuto sede della succursale isontina dell’Università di Udine, e di Palazzo de Grazia, sede dell’Istituto di Musica Città di Gorizia. Dall’impianto di illuminazione ai soffitti con travi a vista, tutto, più che alla storia di ogni singolo edificio, sembra guardare ad un futuro unico per la città.

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