Una scommessa mancata. Per fortuna

Ieri sera mi stavo accingendo a postare un commento sulla seduta del consiglio comunale in cui si è parlato della possibile chiusura del punto nascita di Gorizia. Un improvviso black out nella mia linea ADSL mi ha impedito di portare a termine il mio lavoro e, per una volta, l’inefficienza del mio provider è stata provvidenziale. Il titolo del mio commento era infatti “scommettiamo che almeno stavolta…” e voleva esprimere l’auspicio e la convinzione  chela classe politica cittadina, specchio perfetto di quella nazionale, sarebbe riuscita  a non litigare su un tema in cui tutti dovrebbero (e infatti sono) perfettamente d’accordo. Che brutta figura avrei fatto se il mio computer avesse fatto il suo lavoro. Proprio mentre scrivevo il mio “dotto, documentato e pacato” commento i politici di cui stavo parlando si stavano scannando per motivi di bassa propaganda elettorale. Forse questa gente dovrebbe cominciare a capire che un politico è e resta un NOSTRO dipendente che noi lautamente paghiamo perchè si occupi di problemi e questioni di cui noi non possiamo e non vogliamo occuparci. Tutto sommato pera  la stragrande maggioranza dei cittadini questa ridicola guerra civile permanente fatta di polemiche sterili e spesso in contraddizione tra loro, non significa assolutamente nulla. Forse qualcuno dovrebbe capire che la politica serve ma che servirebbe anche farla un po meglio e che, finite le elezioni, la propaganda becera non serve più a nulla ma infastidisce quasi tutti. Siamo però ragionevolmente certi che nessuno politico nazionale o locale si sintonizzarà mai su questa banale evidenza e quindi non possiamo che essere molto grati al nostro costoso quanto inutile gestore internet per averci lasciato disconnessi per tutta la serata di ieri. Ci siamo risparmiati un pò di lavoro inutile e una gran brutta figura.

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Le opinioni dei lettori su "Una scommessa mancata. Per fortuna"

  1. Sorpasso a pié pari la sterilità del sottolineare l’inutilità di chi non fa il proprio lavoro (o crede che il proprio lavoro sia un altro..)
    Tutti noi viviamo in un habitat agreste e bucolico, ove la fisica é quella dell’ottocento ed i principi del ragionamento sono quelli di un ragazzino di 11 anni. (Che piaccia o no, ciò é il risultato della necessità del mantenere il messaggio adatto al più gran numero di recettori possibile..)
    Tra le poche nozioni che tutti si portano dalla scuola (e forse da prima) é la proprietà transitiva dell’uguaglianza: se A=B e B=C allora A=C.
    Quello che pochi cercano di capire (troppo faticoso approfondire, più comodo semplificare.. e sbagliare!) é che questo principio semplicissimo da utilizzare nella logica booleana, non può e non deve essere applicato ad altri campi senza la dovuta cautela.
    Ciò a cui mi riferisco é la tesi Grillina del: Il politico eletto (A) è dipendente(=) dello Stato (B), lo Stato (B) siamo (=) NOI (C), quindi il politico eletto (A) é (=) NOSTRO dipendente (C).
    Qualcuno ha capito il problema?
    Mescolare quantità di misura e ambiti é l’errore più comune quando si ha a che fare con la logica. E la maggior parte dei giochini cervellotici (che rilassano i pensatori) sono basati proprio su Errate Interpretazioni.
    La prima asserzione é vera. La seconda é (quasi) vera. Diciamo che lo é di più in Francia… ma facciamo finta che lo sia.
    La terza NO. Non é vera.
    Questione: 1) Definiamo NOI. 50 milioni di persone.
    2) Definiamo STATO. Ha due interpretazioni (nel nostro caso). Identità nazionale, e struttura di governo di una nazione.
    Nella seconda frase, noi ci indichiamo come indentità nazionale. Nella terza, come supremo capo della struttura di governo.

    Altra questione.
    Qualcuno é mai stato in una grande azienda?
    Poco da dire. La maggior parte dei dipendenti passano non meno della metà del tempo a pararsi le terga, a prendersi i propri meriti, piuttosto che a lavorare.
    Nel nostro sistema politico é uguale. Solo che l’azienda é molto più grande. E sembra non esista nessun “capo ufficio” che controlli che “qualcuno lavori”.

  2. Nel cogliere occasione per salutare il mio caro amico puntoz3ro che al solito rilascia commenti intelligenti e non potrebbe essere diversamente conoscendo la sua profonda cultura e saggezza, continuo a citare una frase già scritta da me in un altro contesto su questo stesso blog: historia est magistra vitae. E visto che la storia è maestra di vita, facciamo un salto indietro quando l’8 marzo 1923 la provincia di Gorizia venne cancellata dalle carte geografiche e spartita tra Trieste ed Udine per motivi di comodità politica senza tener conto delle esigenze dei cittadini goriziani. Rimane celebre il commento del mio bisnonno, celebre patriota: “L’Austria non ci ha fatto diventare austriaci in quattro secoli. L’Italia ci è riuscita in quattr’anni”. Facciamo allora un altro bel salto a due piedi, questa volta in avanti, trovandoci così nel futuro di Gorizia: senza zona franca, senza ospedale, senza tribunale, senza casa circondariale, senza Provincia, senza Questura, senza sport. E senza abitanti. Ai pochi rimasti rimarrà da decidere se accorparla a Trieste o Udine (ma la decisione finale spetterà all’Ikea). La classe politica isontina intanto continua a ripeterci: io sono nel giusto, se è finita così è colpa dell’altro. Colpa degli altri. Intanto l’azienda Gorizia è miseramente fallita.

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