Un messaggio ancora attuale

Quasi ventidue anni esatti sono passati da quel 30 aprile 1992. Era il primo giorno della visita pastorale di Giovanni Paolo II in Friuli Venezia Giulia, che il 2 maggio lo avrebbe portato anche nella nostra città, in due momenti, prima in Piazza Vittoria con il saluto alla città e la Santa Messa, accolto dall’allora sindaco Tuzzi e da un mare di fedeli in festa, poi in Cattedrale con la preghiera del Rosario. E proprio oggi, nel giorno da molti tanto atteso della sua Canonizzazione, alle 10 la cerimonia solenne in San Pietro, e di quella di Giovanni XXIII, anch’egli Pontefice profondamente amato dai fedeli dell’Isontino, vogliamo ricordare quelle giornate e i pensieri che Papa Wojtyla dedicò alla nostra terra. Giovanni Paolo II iniziò la sua visita in regione dalla Basilica di Aquileia, e prima del ritorno in Vaticano rivolse anche un ultimo saluto ai caduti della Grande guerra sul Sacrario di Redipuglia. Queste le parole che rivolse ai fedeli goriziani e isontini accorsi a salutarlo in Piazza Vittoria.
“Gorizia, situata all’incrocio di correnti di pensiero, di attività e di molteplici iniziative, sembra rivestire una singolare missione, quella di essere la porta dell’Italia che pone in comunicazione il mondo latino con quello slavo: porta aperta sull’Est Europeo e sull’Europa Centrale”. Questo l’esordio pronunciato nella nostra città dal Pontefice, che poi rivolse subito un pensiero ad Aquileia. “Attorno ad Aquileia, nel territorio della vostra Arcidiocesi, si ritrovarono uniti popoli di lingua e cultura diverse, raccolti spiritualmente non solo da esigenze politiche, ma, e soprattutto, dalla fede in Cristo e dalla civiltà ispirata all’insegnamento evangelico”. Il Papa poi, in chiusura, si rivolse direttamente ai fedeli, con un messaggio rimasto nella memoria di molti. “Abitanti di Gorizia e della terra, attraversata dal suggestivo fiume Isonzo, aprite lo spirito all’annuncio della pace di Cristo Risorto! pace e concordia che egli ci ha donato come segno del suo amore e come progetto da perseguire con ogni nostra energia”. Infine, Giovanni Paolo II nel suo saluto finale sembra lanciare un segnale premonitore sulla crescita e su problemi economici che oggi ci ritroviamo di fronte in tutta la loro drammaticità. “L’Isontino e il suo capoluogo vivono in effetti oggi un tempo di crescita con risvolti carichi di speranza, ma segnati purtroppo da non piccole difficoltà. Gorizia e la provincia necessitano di nuove prospettive di sviluppo; le trasformazioni del settore industriale degli anni ottanta subiscono attualmente una fase di stasi con evidenti ripercussioni sull’occupazione soprattutto giovanile. In voi è forte il desiderio di rilanciare lo spirito della vostra tradizione, ma avvertite pure l’esigenza di proiettarvi con coraggio verso un avvenire da costruire insieme a partire proprio dalla diversità intesa come ricchezza e come termine di confronto e di solidale cooperazione. Recuperare lo spirito della vostra identità culturale: ecco la strada maestra che voi sentite di dover percorrere al fine di dar vita a un progetto di rinnovata solidarietà. A quest’impresa tutti si sentano chiamati a collaborare: uomini politici e di cultura, organizzazioni sociali e strutture economiche, Comunità civile ed ecclesiale. La vostra Terra, particolarmente provata in questo secolo da due guerre terribili, ha saputo mantenere ardente il desiderio di rinascere a una speranza fattiva. Gorizia, tu conosci il valore della cooperazione e del dialogo, dei passi solidali per realizzare un vero e integrale progresso. Sappi trarre frutto dalla tua sperimentata saggezza. Iddio protegga te e i tuoi abitanti.”

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