Un grande medico e friulano

A volte poteva sembrare burbero, a tratti anche duro, frutto di una giovinezza difficile e di traguardi conquistati con tanti sacrifici. Ma in realtà aveva un cuore d’oro, e una sensibilità non comune, sia con i malati, sia in famiglia e nella quotidianità. E quante vite ha salvato, anche di goriziani. Corrado Cecotto, il “prof”, se ne è andato a 89 anni, lasciando un vuoto in chi ha avuto modo di conoscerlo e frequentarlo. Un grande medico, e un grande friulano, dicevamo nel titolo. Il medico, una professione e una specializzazione voluta fin da piccolo, sognata e realizzata con grande successo tra Padova e Udine. In Veneto è stato allievo dei migliori neurochirurghi, ultimo ma solo in ordine di tempo, quel professor Frugoni di cui era aiuto assieme a Gianmusso che poi divenne primario a Trieste. Cecotto, invece, scelse la via più difficile, quella di fondare nel capoluogo friulano la neurochirurgia combattendo a lungo perché non ritenuta dagli allora vertici necessaria. Alla fine però vinse lui e nel 1961 il reparto con lui primario aprì le porte. Un reparto gioiello con bravi allievi (Schiavi, Delfabbro, e altri che si sono fatti strada), e casistiche da far paura visto che non era ritenuto utile. Ma le battaglie del “prof” non erano finite: come non era ritenuto necessario il reparto così si diceva delle sale operatorie, dove diede il meglio di se con interventi di ogni tipo, rischiosi e no, all’avanguardia spesso, e che strapparono alla morte tante persone. A forza di combattere, comunque, nel 1965 arrivarono anche quelle. E poi la Tac, le sezioni di neurotraumatologia e unità spinale. E a Udine arrivarono pazienti da tutta Italia, e il “prof” era continuamente chiamato per consulti un po’ ovunque. Un grande, non solo chirurgo ma anche diagnostico. E grande è stato pure come uomo, come friulano, nelle battaglie per l’università di Udine, e anche in politica. Assieme ad altre due figure di spicco, Pre Checco Placereani, e il docente di filosofia Arturo Toso, fondò infatti il Movimento Friuli, che rappresentò per anni anche in Consiglio regionale. Un altro dei suoi tanti sogni realizzati, non tanto la presenza nell’emiciclo di piazza Oberdan a Trieste, quanto la difesa del Friuli e della friulanità. Dicevamo di una giovinezza difficile, ultimo di sei fratelli e orfano di padre, nella sua Buja dove ritornava costantemente. Uno dei suoi fratelli, Giovanni, emigrato in Venezuela, ha avuto come figlio quel Jhonny Cecotto che per alcuni anni si è cimentato sui circuiti di tutto il mondo alla guida dei bolidi di Formula Uno, e serie minori. Un vanto per zio Corrado e la piccola Buja. Oggi l’ultimo saluto al “prof” e crediamo che attorno a lui saranno in molti. Mandi “prof”!

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