Ufficio immigrazione al collasso

Trecento richieste di asilo da formalizzare. Questa, in cifre, la situazione nella quale si ritrova l’ufficio immigrazione della questura di Gorizia, secondo quanto riferito dal sindacato autonomo di polizia (Sap) e dal suo segretario provinciale, Angelo Obit. «Servono rinforzi e non chiacchiere o promesse di un futuro più radioso» ha detto, «è necessario interrompere il flusso di arrivi, più che pensare a dove accoglierli, altrimenti il problema esisterà sempre. Non è possibile che si presentino circa 15 immigrati ogni giorno, per il 95 percento provenienti da Germania e Francia, paesi dai quali verrebbero rimpatriati non essendo stata accolta la loro pratica di asilo. È ancora più assurdo che gli sia consentito ricominciare l’iter in Italia, dove ricorsi compresi, si conclude dopo circa tre anni». Obit parla poi di «accoglienza in ginocchio», davanti al fatto che l’accettazione della domanda «riapre la speranza dei migranti quando altri paesi europei hanno già deciso che il diritto all’accoglienza non gli spetti». Per il Sap, la soluzione sarebbe quella di impedire alle questure italiane di esaminare nuovamente la domanda di protezione internazionale nel caso in cui questa fosse già stata respinta da un altro paese dell’Unione, oppure potenziando il personale dell’ufficio immigrazione. «Per Gorizia quella a cui stiamo assistendo è una vera e propria emergenza» conclude Obit.

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