Smetto di fumare. Adesso.

Negli ultimi trent’anni sono cambiate radicalmente molte abitudini degli italiani e di conseguenza anche dei goriziani. Ne facevo ancor più caso stanotte guardando un film degli anni ’80 appunto dove i protagonisti ancora non erano costretti a rispondere e mandare sms dal cellulare in quanto strumento inesistente, non erano circondati da videoscreen pubblicitari e televisioni al plasma, non c’era nessun computer, tecnologie mp3, niente cd ma cassette che spesso si consumavano a forza d’ascoltarle. È rimasta e continua ad essere molto praticata però, anche tra i giovanissimi, una cattiva abitudine: quella di fumare.
Non sarò certo io a fare paternali a nessuno perché sicuramente gli adolescenti tutto vogliono sentirsi dire tranne argomenti politically correct o pubblicità progresso, ma mi limiterò ad analizzare un po’ la situazione attuale con lo sguardo rivolto al futuro e quindi ai ragazzi di oggi. Se qualcuno di loro trarrà benché minimo giovamento da ciò che scrivo potrò cancellare un punto sulla mia lunga lista delle cose da fare, alla stregua di “My name is Earl”.
In una scena del film che stavo guardando, i protagonisti siedono e parlano in un bar, dove nella vetrina alle loro spalle compare un assortimento di pacchetti di sigarette dalle molteplici marche, tutte però della Philip Morris, guarda caso. Basta rispolverare vecchi film trash degli anni del “Drive In”, per rendersi facilmente conto dell’onnipresente pubblicità occulta. Se ancora oggi vedessi un chinotto Pejo in un bar lo comprerei subito. Purtroppo era costume, in particolare in quegli anni, che non solo chinotto e gazzosa venissero reclamizzati per vie subliminali, bensì anche sigarette ed alcolici; Jerry Calà aveva sposato le bionde Chesterfield, Edwige Fenech le Multifilter (alla Fenech qualcuno ha chiesto i danni per la cecità), F1 e Motomondiale vivevano di Marlboro (e molte altre), Vasco Rossi ancora oggi si dichiara cretino a fumare le sue Lucky Strike (nel suo caso è il male minore) e via dicendo. L’obiettivo commerciale era e rimane quello: le sigarette vanno associate a personaggi amati dai ragazzi sfruttando l’età migliore nella quale è in atto la ribellione fisiologica di ognuno di noi, chiamata appunto adolescenza. Gettata l’esca e catturato l’ingenuo pesciolino (che oggi corre dietro alla griffe dei pacchetti con design accattivanti e colorati, perché quelli tradizionali non attirano) questo potrà divincolarsi quanto vuole ma spesso riuscirà a liberarsi dall’amo una volta rinsecchito e sul punto del non ritorno.

L'indimenticabile Edwige Fenech con una delle sue Multifilter.
In un futuro non troppo lontano molti adolescenti di adesso guarderanno il pacchetto di sigarette e si renderanno conto dei cambiamenti e delle cose meno positive che hanno buttato alle spalle dal lecito periodo di ribellione giovanile ritrovandosi ancora un amo in bocca che gli tiene legati ad un vizio che non ha alcun pregio, anzi: economicamente è sconveniente perché costa circa 1.300 € all’anno (1 settimana alle Maldive 1.290€, I Pad 499.00, X Box 300.00, scarpe Prada 264.00); circa il 75% del costo del pacchetto finisce nelle tasche dello Stato. La nicotina (droga) stravolge le cellule ricettive e rende piacevole l’assunzione costante e giornaliera di acetone, ammoniaca, arsenico, formaldeide, metalli pesanti, miele e cacao, monossido di carbonio, naftalene, idrocarburi cancerogeni. Perché allora non leccare un posacenere o l’asfalto? E’ più salutare ed economico. Il sangue invece di essere rosso e fluido, diventa marroncino e denso. (Fateci caso quando vi fate un taglietto). Fumare da l’illusione di rilassamento e calma quando in realtà la nicotina è un eccitante che agita il sistema nervoso simpatico e crea effetto contrario. Ultimo, ma non ultimo, quella meno scientifica sensazione di imbecillità quando davanti al distributore automatico, con il freddo e la pioggia (siamo a Gorizia no?), cadono i 50 cent, la macchina non legge il codice fiscale ed i 5 euro stirati e ristirati vengono continuamente sputati dalla feritoia.
Dipendenza fisica che può essere eliminata in tre giorni, da soli; senza cerotti alla nicotina, sigarette elettroniche e minchiate varie. Il fisico ci pensa da sé, come quando vi ha fatto tossire durante le prime dolorose tirate a petto, avvisaglie di difesa. Dipendenza mentale che per i casi umanamente normali si protrae per due settimane. (I superman sono i primi a ricaderci)
Più giovani siete più la reazione è istantanea.
Visto che gli adolescenti sono quelli più propensi alle rivoluzioni, chissà non siano anche i primi a metterle in atto, liberando se stessi dall’amo che gli han fatto abboccare Stato (che condanna ma vende) e multinazionali (che ammettono i danni, ma vendono).
Frasi celebri: “Ho smesso di fumare per via di quelle inquietanti scritte sui pacchetti di sigarette: nuoce gravemente alla salute, provoca il cancro, Monopoli di stato…” (Anonimo).

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Le opinioni dei lettori su "Smetto di fumare. Adesso."

  1. personalmente ho drasticamente ridotto il fumo (capita qualche sigaretta il week end se esco e vado in bar) imponendomi dei divieti…
    in ufficio non si fuma…
    a casa non si fuma…
    in auto non si fuma…

    e uscire in terrazzo con il freddo e da solo a fumar proprio non mi entusiasma, anzi mi sento un pò mona… e quindi durante la settimana praticamente non tocco sigarette…
    ho notato poi che anche quelle 2 o 3 sigarette che mi fumo durante il weekend tendenzialmente mi fanno schifo…

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