Se Gorizia piange, Udine non ride

Emergenza profughi, questa sconosciuta. Pesanti criticità (facciamo contento chi nega l’evidenza), non solo a Gorizia, ma anche a Udine. Il comune, stessa maggioranza di quella che guida la Regione, per l’ennesima volta chiede aiuto. Non ci sono più strutture per accogliere i profughi che arrivano ogni giorno. Ora come ora ne ospita oltre 700 e di questi un centinaio vivono all’addiaccio. Le grida d’aiuto sono rivolte in particolare ai comuni della provincia, ma temiamo finiranno nel vuoto. E mai possibile che chi di dovere non si sia ancora accorto, o forse non voglia ammetterlo, che la tanto decantata accoglienza diffusa è un aborto? I dati emersi fin dai primi mesi di contatti avrebbero già dovuto spingere a cambiare strategia, a individuare altre soluzioni per dare un accoglienza dignitosa ai profughi e serenità alla popolazione. Evidentemente presunzione e arroganza sono state cattive consigliere. Si è sottovalutato il fenomeno migratorio, e pure le capacità operative, non solo, onestamente, da parte delle istituzioni regionali, ma anche da quelle governative ed europee. Ma adesso risolverà tutto il ministro dell’interno Angelino Alfano, che nelle prossime settimane sarà in visita in Friuli Venezia Giulia. Lo hanno annunciato il consigliere regionale del Ncd, Paride Cargnelutti, che assieme al coordinatore regionale del partito, Isidoro Gottardo, ha incontrato a Roma il titolare del Viminale sottoponendogli varie tematiche, iniziando da quella che i soliti noti continuano a non considerare una emergenza. Gottardo e Cargnelutti gli hanno manifestato “preoccupazione per il continuo flusso migratorio e chiesto misure preventive da mettere in atto sul fronte dell’immigrazione sulla rotta balcanica”. Alfano ha rassicurato i due esponenti del suo partito e annunciato la visita di cui parlavamo prima (forse si accorgerà de visu che il nostro popolo non è abituato a piangere per nulla). Insomma le stesse rassicurazioni che l’altro ieri ha dato alla presidente Serracchiani, compreso quell’imminente, ma tardivo, vertice sulla rotta dei balcani con i capi dipartimento del Viminale. Un incontro i cui esiti sono stati affidati dalla nostra presidente a un comunicato della Regione, e che il quotidiano “Il Piccolo”, ieri, ha titolato in prima pagina in modo molto significativo: “Roma “scopre” la rotta balcanica”. Un titolo che dice tutto e non occorre aggiungere altro. Una sola annotazione finale. Chissà se dopo il fallimento totale, i nostri soloni dei fenomeni migratori riusciranno rispolverando un po’ di modestia, a pensare ad altri modelli di accoglienza, non occorre eccezionali e da esportare, ma terra terra, realistici, e possibilmente strutturali visto che all’orizzonte si stagliano le figure di migliaia di poveracci alla ricerca di un futuro migliore. Dubitiamo lo possano trovare in Italia vista la situazione in cui ci troviamo.

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