Sberle, insulti e cinghie

Nuovi aggiornamenti sui fatti inquietanti accaduti nella casa di riposto “Contessa Beretta”, a Farra. Mentre proseguono infatti le indagini da parte del Nucleo investigativo dei carabinieri di Gorizia e dei Nas di Udine, iniziano a venire alla luce i primi dettagli dei maltrattamenti per i quali è stata disposta la misura di divieto di dimora a tre operatrici socio sanitarie. Iniziali e nazionalità sono per ora gli unici elementi forniti dagli inquirenti. Rispettivamente, le misure cautelari emesse dal Gip di Gorizia, Paola Santangelo, riguardano G.S. 47enne rumena, E.B. 49enne moldava e T.S. 63enne ucraina. Al momento, e proprio da qui stanno emergendo i particolari più raccapriccianti, i militari dell’Arma stanno vagliando il materiale audio raccolto all’interno della struttura, nel quale si sentono distintamente irripetibili insulti rivolti agli ospiti più deboli, e il chiaro rumore delle percosse. Spesso gli insulti volavano in seguito agli ordini impartiti ai pazienti, ma che questi per comprensibili difficoltà deambulatorie, non volevano o non potevano eseguire. Insomma, un contesto disumano e profondamente lesivo della dignità personale dei pazienti. Le tre oss, è stato precisato dagli inquirenti, se la prendevano con circa la metà dei 13 ospiti accolti nella struttura di Farra. In particolare, preferivano accanirsi contro quelli che, al contrario, avrebbero avuto bisogno di maggiori cure e attenzioni. Gli stessi inquirenti stanno raccogliendo anche le testimonianze degli altri ospiti della casa di riposo, per fare ulteriore chiarezza sull’accaduto. Inoltre, nel corso delle indagini è emerso che alcuni dei pazienti maltrattati, si tratta per la maggioranza di donne, non erano autosufficienti e che sarebbero dovute essere ospitate in strutture attrezzate. Altro aspetto che sarà approfondito nei prossimi giorni. Le ospiti della struttura hanno ricevuto ieri anche la visita di una psicologa di Sos Rosa, nel tentativo di aiutarle ad affrontare nel modo migliore la fine di un periodo così drammatico. Oltre agli insulti e alle percosse, infatti, è emerso che le tre oss usavano legare con delle cinghie gli anziani al letto o alle sedie. E i maltrattamenti proseguivano anche quando arrivava il momento della sveglia, anticipata fino alle 4.30, e al momento del cambio del pannolone, che a volte non veniva cambiato per giorni. Particolari inquietanti, che pensiamo alla sola lettura mettano i brividi a chiunque dotato di un minimo di sensibilità umana. Altro dettaglio, le tre oss sarebbero risultate tra le più “anziane” in servizio nella struttura, dove lavorano da dieci anni. Farebbe pensare che i casi dunque non siano legati strettamente all’ultimo mese, sul quale si sono concentrate le indagini. Anche su questo dovrà essere fatta luce.

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