Sauvignon, chiarire al più presto

Il presunto uso di esaltatori di aromi per “impreziosire” il già ottimo Sauvignon del Collio e dei Colli orientali da parte di una quindicina di aziende delle province di Gorizia e Udine. Una bomba che ha sconquassato il nostro mondo della viticoltura con immediati e innegabili danni di immagine. Sarà vero, o vero a metà, o non vero? Una risposta potrà venire solo al termine delle indagini che si spera possano essere concluse in tempi brevi in modo da togliere una macchia oppure appurare che certi vigneti hanno del marcio. Certo è che in un momento così delicato ci vorrebbe un po’ più di cautela, bisognerebbe evitare i processi sommari che si moltiplicano sul web, in attesa proprio di quelle indagini che la magistratura di fronte a una notizia, o ipotesi, di reato deve effettuare. Per ora siamo alle perquisizioni e ai sequestri e all’ipotesi di reato, quindi come dicevano i latini ancora alla fase del… in dubio pro reo. Emettere sentenze è decisamente fuori luogo. È chiaro che al termine dell’iter se qualcuno risulterà colpevole dovrà pagare senza remissioni. E la stessa cautela dovrebbe essere usata con quelle aziende che sono state perquisite che al momento non è detto siano colpevoli. Nel nostro piccolo nell’articolo di ieri avevamo scritto che i nomi dei “perquisiti” li avremmo dati dopo varie e doverose verifiche. Di una ne siamo certi, ovvero dell’Azienda agricola “Tiare” di Dolegna del Collio che ieri ci ha inviato un comunicato che riportiamo integralmente. “In merito al presunto utilizzo di esaltatori di aromi, precisiamo che siamo completamente estranei alla vicenda che danneggia gravemente la nostra reputazione.Ieri (l’altro ieri, n.d.r.) sono stati fatti dei controlli in 17 cantine, fra cui la nostra. Ci sono stati sequestrati lieviti indigeni ottenuti dalle nostre uve migliori dell’annata 2015, per i quali abbiamo avanzato istanza di dissequestro. Siamo fiduciosi nella giustizia e attendiamo sereni che si faccia chiarezza al più presto su questa vicenda che penalizza gravemente non solo la nostra azienda ma l’intera viticoltura friulana e vanifica anni di lavoro e impegno”. “Abbiamo già dato incarico allo studio legale Ponti -conclude la nota- di proporre in ogni sede più opportuna azioni a tutela del nostro buon nome e della nostra azienda”. A ognuno dei nostri lettori le conclusioni, tratte possibilmente con una certa cautela. Indagini e iter giudiziario ci diranno qual è la verità e se anche nel mondo della viticoltura esiste del marcio.

© RIPRODUZIONE RISERVATA



Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *