«Rovinata una bella festa»

«Ho visto persone camminare sopra altre persone, tra il sangue e i vetri rotti di bottiglie che non dovevano essere in quella piazza. È stato uno spettacolo veramente brutto». Luca Treu, goriziano, sabato sera si trovava in piazza San Carlo a Torino, dove insieme al figlio e un gruppo di amici sperava di godersi la finale di Champions League tra la sua Juve e il Real Madrid. Mai avrebbe immaginato di guardare la paura negli occhi e di ritrovarsi nel mezzo della fiumana di tifosi in fuga dopo quella che in un primo momento era stata identificata come l’esplosione di una bomba carta o di un grosso petardo. Insieme a Luca, in quel momento, nella piazza del capoluogo piemontese si trovavano altri tre amici e sette ragazzi tra i 16 e 17 anni, questi ultimi tutti compagni di scuola al liceo scientifico “Duca degli Abruzzi” di Gorizia. I giovani, in particolare, si trovavano a una decina di metri dalla ringhiera che, collassando sotto il peso dei tifosi, ha provocato il fuggi fuggi generale da parte dei tifosi. «Noi ci eravamo defilati dal gruppo dopo il secondo gol del Real» racconta Luca, «spostandoci verso la zona dei portici. La piazza era stracolma di tifosi. Poco dopo il terzo gol è scoppiato il caos. I ragazzi hanno sentito come il rumore di una mitraglietta, sono stati reattivi e hanno iniziato subito a correre, riuscendo a mettersi in salvo. Per fortuna hanno gestito bene la situazione e hanno raggiunto il punto di ritrovo che avevamo prefissato, dove li abbiamo trovati. In più, hanno avuto la fortuna di non fuggire verso le transenne, dove si sono verificate le scene di maggior pericolo. Tra i nostri, solamente uno dei ragazzi ha riportato qualche taglio alle gambe, ma è stato curato da un medico, papà di un altro ragazzo che era con noi in piazza. La gran parte delle ferite è stata causata dalla presenza di vetri rotti. Ma chi ha portato quelle bottiglie in piazza?». La domanda è lecita. Anche perché i controlli, all’ingresso dell’area del maxi schermo, non sono mancati. «Per accedere alla piazza abbiamo dovuto superare un metal detector e io stesso ho dovuto sbarazzarmi di una bottiglietta di vetro, poiché non era consentito portarle in piazza. Sarebbe stata una bellissima festa, al di là del risultato sportivo, se non fosse successo questo disastro».

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