Romoli e i 150 anni dell’Unità d’Italia

“Non pensavo che la patria si amasse di più facendo il ponte. Sbagliavo e ne prendo atto”. Il sindaco, Ettore Romoli, replica con una certa ironia agli attacchi contro la sua opinione di non chiudere il Comune il 17 marzo, giorno delle celebrazioni per i 150 anni dall’Unità d’Italia, anche alla luce del fatto che già il giorno prima il municipio non sarà aperto per la festa dei patroni.
“Il mio intervento teneva conto anche di questo aspetto -evidenzia- in quanto il Comune, di fatto, sarà chiuso due giorni di seguito, mercoledì e giovedì e, tenendo conto che ci sarà senz’altro l’effetto ponte, il venerdì funzionerà a scartamento ridotto per poi essere nuovamente chiuso il sabato. So bene -continua il sindaco -che avere un’opinione che non collima con il cosidetto “pensiero unico” rischia di scatenare, com’è accaduto, una marea di reazioni dove, mi si consenta, la demagogia trionfa ma pensavo, comunque, che si potesse ancora esprimere un libero parere dettato prevalentemente dal buon senso e dall’idea di evitare la chiusura del Comune per più giorni. Così non è. Addirittura sono stato accusato, paradossalmente, di qualunquismo, termine che, direi, si attanaglia perfettamente, invece, alle motivazioni di chi mi ha lanciato questa e altre accuse. In ogni caso, come ho detto fin da subito, la decisione terrà senz’altro conto delle disposizioni emanate in merito e dovrà essere, comunque, una scelta condivisa. Infine, voglio ricordare che, come penso sappiano tutti, o forse no, appartengo a quella schiera di Goriziani che si sentono profondamente e intimamente italiani e questa italianità hanno difeso e amato non da oggi ma da sempre, senz’altro più di molti di coloro che oggi ci danno lezioni su come celebrare i 150 anni dell’Unità d’Italia”.

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