Romoli contro FS: Qualcuno vuole sopprimerci

Il raccordo ferroviario Ronchi dei Legionari Nord – Ronchi dei Legionari Sud verrà chiuso e Gorizia sarà definitivamente tagliata fuori dalla rete ferroviaria nazionale e comunitaria. È questa, in sintesi estrema, la triste certezza del sindaco Ettore Romoli, portatore oggi di un pensiero comune all’intera amministrazione comunale.
La scelta, quanto meno bizzarra, sembra essere arrivata da “qualcuno sul territorio”, che avrebbe affermato: “il raccordo non serve a nessuno.” Come non bastasse, la soluzione richiesta e proposta alla Rete Ferroviaria Italiana non può essere messa in pratica poiché “a Ronchi darebbe fastidio.”
Le parole del sindaco pesano già dall’esordio: «è un problema gravissimo» spiega alla presenza dell’Assessore Pettarin e dell’avvocato Alessandro Puhali, «la chiusura del raccordo Ronchi Nord – Ronchi Sud verrà dismesso e Gorizia rimarrà isolata, proprio nel momento in cui sui trasporti di merci su ferrovia e il relativo utilizzo dell’autoporto la città tentava di rinascere, grazie anche allo sviluppo di alcuni progetti con finanziamenti europei.» Poi, con il massimo rispetto per coloro che subiranno danni per permettere la costruzione del TAV, afferma che «per qualcuno, però, i problemi non sono questi, ma altri, ben meno gravi e molto più semplici da risolvere.»
A rincarare la dose ci pensa poi l’assessore comunale Guido Pettarin, secondo cui Adria (treno metropolitano di collegamento fra i punti di interesse del Friuli Venezia Giulia e della Slovenia), progetto promosso e finanziato dall’Unione Europea per un finanziamento totale di € 3.500.00 da realizzare entro un quinquennio, rischia di non vedere mai la luce.
Ma a cosa serviva effettivamente il raccordo ferroviario Ronchi Nord – Ronchi Sud? Era una comodità, nulla più. Una grande comodità. Escludendo dalla riflessione il “problema-Gorizia”, è facile capire come un treno merci che viaggi dall’Italia verso l’est o viceversa possa avere la comodità ed il risparmio di tempo e danaro di “tagliare” a Ronchi senza essere obbligato a raggiungere Monfalcone per poi risalire verso Gorizia. Simile la situazione per la tratta Cervignano – Palmanova – Udine, e simile il problema. Quella friulana è una soluzione molto più dispendiosa rispetto alla “tratta breve” di Ronchi – Gorizia, ma basterà questo a farla preferire all’inutile inversione di marcia in territorio monfalconese? Personalmente credo di sì, poiché considerando appunto l’inutile inversione, la tratta perderebbe quel suo carattere di diretta e rapida che la farebbe normalmente preferire al tragitto udinese.
Ma non basta: a subirne saranno pure le strutture portuali di Monfalcone e Aeroportuali di Ronchi dei Legionari, che un passeggero sloveno potrà raggiungere passando forzatamente per Monfalcone.
Più leggero, ma non troppo, il piede dell’avvocato Puhali, uno fra i massimi esperti regionali di trasporti ferroviari. «Le Ferrovie dello Stato, soprattutto in questo 150° anniversario dell’Unità d’Italia, devono essere ricordate con il massimo rispetto e come uno fra i maggiori protagonisti di questa unità. Chi oggi è chiamato a gestire questa rete, Tranitalia e RFI, però, sembra essersi dimenticato del Friuli Venezia Giulia. Oltre all’impoverimento del servizio vi è stato e continua ad esserci un lento, ma inesorabile, impoverimento delle infrastrutture e la città di Gorizia, in quest’ottica sta rischiando veramente grosso.» Riguardo il raccordo, «è una tratta di appena due chilometri, creata durante la prima guerra mondiale per facilitare i trasporti alla frontiera. Questo raccordo, come la “lunetta”, è di vitale importanza per la città, soprattutto in ottica autoporto. Gorizia potrebbe diventare il principale ingresso di chi dall’est o dal nord entra in Italia e di chi dall’Italia esce. Quelle come il raccordo sono questioni minori, ma possono portare a effetti disastrosi. Questi sono tagli effettuati dai gestori della rete, anche se la centralizzazione delle scelte non fa bene alle comunità locali: questo caso ne è un chiaro esempio. Con questa scelta non si penalizzerebbe soltanto Gorizia, ma l’intero sistema dei trasporti ferroviari della regione» già a rischio, secondo il pensiero di Puhali, nei piani di RFI.
Non sarà, come ha ricordato il sindaco Romoli, una campagna elettorale o personale, ma di certo la battaglia politica contro questa scelta è iniziata. Il punto esclamativo sul giunta-pensiero ce lo mette però l’assessore Pettarin: «il progetto Adria ha raccolto moltissimi partner, tra cui enti privati e pubblici. La Provincia di Gorizia non è tra questi.»
Sarà un caso?

© RIPRODUZIONE RISERVATA



Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *