Ribaudo (Mncl): «Rinnoviamo la classe politica»

Mi è capitato di leggere alcuni scritti del famoso sociologo economista Vilfredo Pareto; scritti che avevo utilizzato per i miei studi. Mi ha colpito la sua analisi sullo Stato, sulle sue Democrazie e sulla capacità che ogni Nazione ha nel generare la sua élite.
L’analisi del “maestro” è semplice e parte da un assunto affermando che se in un Paese non esiste scambio/ricambio tra classe governante e classe governata e quindi non esiste una circolazione della élite, allora lo squilibrio sociale sarà talmente ampio che l’antagonismo e la rendita di posizione saranno la base del vivere quotidiano.
Per dirla tutta ed in poche parole, Vilfredo Pareto era un “maestro del realismo politico”.
Oggi stiamo vivendo esattamente quello che alla fine dell’Ottocento Pareto aveva scritto e predetto (fortunatamente non solo per l’Italia), sul modello Europa. L’Italia non è un paese per “giovani”.
I quotidiani delle ultime settimane e i rumors dei media nazionali affermano l’imminente entrata in politica da parte di gente del calibro di Amato e di persone appartenenti al famoso “GerontoClub”.
Se questa è la fase avanzata della terza Repubblica allora siamo alla sbando più totale. Non perché non abbia stima del “GerontoClub” (i quali hanno segnato un’epoca che non può più ritornare) ma semplicemente perché un 70 o 72enne non dovrebbe essere l’unica arma per combattere una classe politica così vecchia, stantia e senza idee.
Ora l’età qui centra ben poco, mentre diventa preponderante la totale assenza di ricambio di élite, ricambio/scambio tra classe governante e classe governata. La classe politica e dirigente nel nostro Paese è ancora quella degli anni 30 e 40.
Non si può dire che sia lo steso in Inghilterra o addirittura in Spagna. La Francia sta cambiando così come il vecchio Orso Tedesco. La politica è lo specchio della nostra economia e quello che avviene nelle imprese italiane è il riflesso del potere politico.
Tutti vogliono restare attaccati alla poltrona, al posto di élite che hanno raggiunto che hanno ottenuto: appunto il potere.
L’Italia dovrebbe fare un salto di qualità, dovrebbe avere la forza di cambiare le regole del gioco, dovrebbe avere la voglia di scendere in piazza e di dire basta a questa politica vecchia, con mancanza di élite, con mancanza di idee, dove il bunga-bunga dovrebbe essere ritagliato su di un trafiletto di un giornale di provincia per lasciar spazio alle vere riforme per la Nazione. Dovremmo curare le patologie italiane che si stanno allargando a macchia d’olio come nepotismo, ereditarietà dei mestieri, piccole forme di dittatura, dilagante corruzione. Insomma dovremmo avere la voglia di curare la nostra Italia che ha da poco compiuto 150 anni dell’Unità e forse i Padri fondatori non l’avrebbero immaginata ridotta in questo modo.
I partiti non dovrebbero schierarsi contro l’Uomo, dovrebbero invece, “estirpare” la radice ideologica del potere, del nepotismo, del denaro e della famosa poltrona e dello scambio di favori e di voti alla camera: in ultima analisi un baratto politico degno dei regimi dittatoriali.
Per combattere questa metodologia politica capace solo di giocare il ruolo del vecchio Psi della Prima Repubblica, l’unica cosa che si dovrebbe fare – a mio avviso la più sensata – è quella di rassegnare le dimissioni di massa da parte di tutta l’opposizione e la maggioranza, lasciando il potere legislativo privo della possibilità di esercitare il suo potere, mettendo in ginocchio il Governo che si vedrebbe costretto a lasciare la guida del Paese.
Sarebbe veramente attuabile? Io credo di si!
Forse, l’attuale classe dirigente Italiana, dovrebbe prendere veramente in considerazione questa mossa strategica, dando un segnale forte alla Nazione e riguadagnando credito politico anche a livello internazionale e riconquistare un posto all’interno dell’asse Franco-Tedesco che ci vede fuori dall’Europa da troppo tempo.
Concludo dicendo che noi siamo artefici del nostro destino e solo noi abbiamo la forza, la voglia e la capacità di cambiare veramente le cose.
Ancora una volta abbiamo il destino del Paese nelle nostre mani. Diamoci veramente una mossa, ora e non tra un millennio.
È ora di cercare con convinzione il rinnovamento della classe politica che è fatta da soggetti che hanno fatto della “carriera” una professione, sedendo sulle poltrone istituzionali da più di un decennio ed essendo ormai “una brigata di indimenticabili pasticcioni votati all’inconcludenza”.

Ettore Guido Basiglio Ribaudo
Coordinatore Regionale del Movimento Nazionale Cristiano Liberale

© RIPRODUZIONE RISERVATA



Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *