Riapre palazzo Degrazia

Quel portone al civico 15 di via Oberdan, che riesce a stento a celare le bellezze che si trovano alle sue spalle, sarà riaperto. Le chiavi di palazzo Degrazia, secondo quanto si apprende dagli uffici comunali, saranno infatti consegnate all’associazione culturale di promozione sociale “Casa delle arti”, capofila dell’omonimo progetto per la rinascita della storica sede dell’istituto di musica, a braccetto con il centro chitarristico “Mauro Giuliani” e dell’associazione Kulturhaus Görz. I tre sodalizi avevano presentato a fine febbraio il loro ampio progetto, successivamente ampliato in fase di gara, per costituire nei prossimi cinque anni una casa delle arti in grado di ospitare le attività di varie realtà culturali goriziane, proponendo al comune di Gorizia l’attivazione di un periodo di prova per la durata di sei mesi, con inizio previsto in aprile. Data impossibile da rispettare visto che alla proposta delle associazioni il comune aveva risposto per l’appunto con un avviso pubblico aperto anche ad altri soggetti che avessero avuto intenzione di assumere la gestione del palazzo. All’avviso risposero la Nova Academia “Alpe Adria” (ex Centro incontri musicali e orchestra filarmonica omonimi) e l’Accademia musicale “Città di Gorizia”. Il lungo esame dei tre progetti, valutati da una commissione tecnica interna agli uffici di piazza Municipio, ha dato come esito l’assegnazione ai primi soggetti proponenti, che ora potranno iniziare la definizione dei dettagli insieme al comune. Conferma dell’esito della gara arriva anche dal sindaco di Gorizia, Ettore Romoli. «La riapertura di palazzo Degrazia per avviare il progetto che prevede la nascita della “Casa delle arti” è un momento importante per la nostra città» ha detto, «non riapre un palazzo qualunque ma un luogo impregnato di storia e che fin dal passato ha rivestito il ruolo di sede prestigiosa per la cultura goriziana. Al tempo stesso sarà possibile riprendere una attività culturale che, anche se a Gorizia non è mai mancata, ritorna ad aggiungersi a tutte le altre già presenti nella nostra città. Ci tengo a precisare che la parte politica, né il sottoscritto né i membri della giunta comunale, non è mai intervenuta nel processo di valutazione dei progetti, affidato ai tecnici comunali che hanno avuto la massima libertà di scegliere il progetto che secondo loro ha dimostrato il più elevato tasso di sostenibilità». Sceglie invece la strada della prudenza il presidente dell’associazione “Casa delle arti”, Leonardo Colletta, che forse per scaramanzia non ha voluto sbilanciarsi di avere in mano le chiavi del palazzo e firmare l’accordo con il comune per il previsto semestre di prova. Dopo mille tribolazioni, il 2017 potrebbe rivelarsi l’anno giusto per la rinascita della dimora di via Oberdan, uno scrigno di cultura rimasto chiuso troppo a lungo.

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