Referendum comunali questi inutili sconosciuti

Dal grande successo dei quesiti nazionali che hanno registrato nella nostra città e nella provincia un risultato ben superiore alla media nazionale con percentuale di votanti tra il 45 ed il 46 percento, segno questo che, laddove i cittadini siano chiamati ad esprimersi su temi importanti, quali gestione dell’acqua,nucleare e leggi per le magagne del Presidente del Consiglio, non disattendono il loro dovere civico ed esprimono il loro voto, il loro punto di vista, con zelo e convinzione.
Cosa che, non si può proprio dire dei quesiti squisitamente locali,i tre referendum comunali di cui evidentemente i promotori non potevano fare a meno di rimettere al giudizio popolare consci di usare,o abusare, di questo meravigliso, e se non erro unico, strumento di democrazia diretta.
Esperimento fallito si direbbe, miseramente anche, con un quasi striminzito 25 percento di voti o meglio 24,89 percento alla chiusura dei seggi di ieri alle ore 22:00.
Ma chi li ha letti non poteva che immaginarlo, quesiti in burocratese, fatti da macchiavellici burocrati il cui scopo era quello di contorcere ancor di più la gia tremenda macchina delle decisioni della politica, certo non paghi delle gia astruse procedure per fare asfaltare una strada o che dir si voglia fare uno,magari due, perchè no tre ascensori per raggiungere il nostro amato castello.
Ed ora c’è chi esulta pacatamente, serenamente con la tradizionale compostezza che lo contraddistingue,il nostro sindaco,magari dicendo:”Io vè lo avevo detto….”; c’è invece chi grida allo scandalo, al complotto,al boicottaggio, questi i promotori referendari che, hanno immagino amaramente appreso il risultato,ovvero il non risultato per il non raggiungimento del quorum.

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Le opinioni dei lettori su "Referendum comunali questi inutili sconosciuti"

  1. dai, hanno fatto di tutto x boicottarli…
    seggio diverso
    informazioni nulle, se andavi a votare il referendum nazionale non avvisavano che c’era anche quello comunale e (sentito con le mie orecchie) spiegazioni sui quesiti comunali rispondevano che un bel “non so”

  2. Io credo nello strumento del referendum,unico realmente nelle mani dei cittadini, ma quelli comunali mi sono rifiutato di votarli, permettimi ma li hai letti?….secondo te avevano un valore reale?..io credo di no

  3. io li ho letti, non li ho capiti, mi sono informata, li ho capiti e ho votato…non inventiamoci chissà quali scusa… sapevo che c’erano solo perchè avevo letto su internet…

  4. Se li avessero abbinati come a Milano…l’interesse del Romolosauro era che fallissero

  5. @miscredente
    I referendum comunali, fosse stato per il “Romolosauro”, si sarebbero svolti in un weekend diverso da quello indicato da Roma per i quesiti nazionali. Se questo avesse o meno portato più gente a votare non si può dire, ma di sicuro gli uffici comunali avrebbero potuto organizzare l’appuntamento referendario con maggior precisione (in 60 giorni – previsti dalla legge – invece che nei 45 a disposizione quest’anno). A spingere per unire, almeno per quanto riguarda la data, questi due referendum sono stati, a quanto pare, i promotori. Gli stessi che, come succede nel resto d’Italia, avrebbero dovuto pubblicizzare i quesiti ed il loro significato, portando di fatto la gente alle urne. Il comune di Gorizia ha assolto gli obblighi istituzionali a cui è tenuto in caso di appuntamenti referendari; così come il governo per quelli nazionali. Altro non può e non deve fare.
    Concludendo, ma è solo un opinione personale, unendo le due votazioni, non si è fatto altro che creare confusione circa modalità di voto, colore delle schede, sezioni elettorali e data/orario delle votazioni.
    Non in molti, lunedì, hanno chiesto di votare per i referendum comunali, ma qualcuno lo ha fatto.
    ac

  6. Scusate il doppio intervento.
    Aggiungo soltanto che il caso meneghino, oltre che ad essere nato in una realtà di 2.000.000 di abitanti, chiedeva agli elettori (da http://www.milanosimuove.it, sito ufficiale del comitato promotore dei referendum “Milano Sì muove”): (1) Richiesta di referendum consultivo d’indirizzo per ridurre traffico e smog attraverso il potenziamento dei mezzi pubblici, l’estensione di “ecopass” e la pedonalizzazione del centro; (2) Richiesta di referendum consultivo d’indirizzo per raddoppiare gli alberi e il verde pubblico e ridurre il consumo di suolo; (3) Richiesta di referendum consultivo d’indirizzo per conservare il futuro parco dell’area EXPO; (4) Richiesta di referendum consultivo d’indirizzo per il risparmio energetico e la riduzione della emissione di gas serra; (5) Richiesta di referendum consultivo d’indirizzo per la riapertura del sistema dei Navigli milanesi.
    Non che i quesiti goriziani fossero di minore importanza – anzi, sposo la tesi “Pipina” per cui in consiglio comunale si debba discutere di questo piuttosto che di Berlusconi, Brunetta & Co. – ma erano probabilmente argomenti più sentiti dalla cittadinanza rispetto alla composizione del Comitato dei Garanti, all’iniziativa popolare di referendum e all’eliminazione del quorum.
    Se aggiungiamo il clima rovente del dopo comunali a Milano ed il clima di “calma prima della tempesta” della nostra città, ecco spiegate, almeno in buona parte, le due diverse affluenze.
    ac

  7. Sono lontano da Gorizia ormai da 4 mesi e onestamente non so come siano andate le cose per sto referendum, ad ogni modo mi insospettisce il fatto che il pronunciamento a favore sia arrivato solo 45 giorni prima. Non so se Romoli avesse la possibilità di fare in modo che i referendum comunali si svolgessero negli stessi edifici dell’altro. Tutto mi fa pensare che sì e non l’abbia voluto, perchè questo fa parte della cultura politica “liberale” che vuole che il cittadino pensi alla politica solo al momento del voto, e poi “ghe pensi mi”. La trasparenza e la partecipazione massiccia della gente alla cosa pubblica dovrebbero essere un obbiettivo di ogni Sindaco degno di tale nome. Non è il caso di Romoli evidentemente.

  8. I referendum comunali si sono svolti all’interno degli stessi edifici di quelli comunali, in un aula diversa da quella dove si votava il nazionale. Mi spiego meglio: se io voto alla sezione 16 di via Svevo (scuola Rismondo), significa che per il comunale voto al seggio A o B o C o D o quel che è, in via Svevo (scuola Rismondo). I seggi comunali raccoglievano gli elettori di di più sezioni, solitamente 3 o 4.
    Il problema per gli elettori, molte volte, era capire dove si votava per i referendum comunali e dove per quelli comunali, seppure questi fossero evidenziati da una risaltante cartellonistica gialla.
    ac

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