Protesta bipartisan

Settemilacinquecento firme. Tante sono le firme già raccolte, e tante altre ne arriveranno, dalla petizione online per salvare il Centro di recupero della fauna selvatica di San Canzian d’Isonzo, gestito da Damiano Baradel (in foto mentre accarezza uno degli animali ospitati nella sua struttura) ed esclusa dal bando regionale a causa di carenze nella documentazione. L’Isontino resterà così sguarnito da questo servizio, adottando come punto di riferimento l’Enpa di Trieste. Un dettaglio che ha sollevato un vespaio contro l’amministrazione regionale. “Fuoco” che arriva non soltanto dai banchi dell’opposizione ma anche da quelli amici della maggioranza, come nel caso del capogruppo dem in consiglio regionale, Diego Moretti, di Alessio Gratton (gruppo misto) e Pietro Paviotti (Cittadini). Il coro però può contare anche sulle voci squillanti del sindaco di Monfalcone, Anna Maria Cisint, e del consigliere forzista Roberto Marin, che ha già preannunciato un proprio intervento in aula. «Due mesi fa, un emendamento molto puntuale della maggioranza regionale del Pd assegnava un contributo all’Enpa di 80 mila euro per realizzare un recinto in un non meglio precisato ricovero per animali» scrive Marin, «una “coincidenza” che sarà al centro di una mia interrogazione per vederci chiaro sul contributo concesso e su altre questioni, dopo che l’assessore Panontin ha ufficializzato che il Centro “Terranova” di San Canzian d’Isonzo verrà chiuso e sarà trasferito all’Enpa di Trieste con relativo spostamento pure di circa un migliaio di esemplari lì ricoverati, in attesa sopratutto di guarigione».

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