Profughi, pressione allentata

Tra rimpalli e trasferimenti, in questi giorni un centinaio di richiedenti asilo hanno lasciato la nostra città e l’Isontino. Due pullman carichi sono infatti partita da Gradisca per accompagnare i richiedenti asilo a Bresso, in Lombardia, mentre un altro centinaio di loro ha lasciato la nostra città, dove non rientravano in alcuna convenzione, per essere trasferiti a loro volta nella struttura gradiscana. Questi cento, in particolare, avevano trovato rifugio a Gorizia tra Sant’Andrea e la Madonnina, dove attualmente sarebbero ospitati in parrocchia circa altri 130 richiedenti asilo. Una situazione che, nonostante i tentativi e i proclami che puntualmente continuano a pervenire dai piani alti del sistema dell’accoglienza, in primis dall’Europa e da Roma, ma anche dalla Regione, continua a mantenere i contorni dell’emergenza. Solo grazie a questi ultimi trasferimenti, le tende già montate dalla Caritas nell’area verde all’interno della parrocchia della Madonnina sono rimaste inutilizzate. Ma i continui arrivi, testimoniati dalle file di attesa davanti la stazione della polizia di frontiera della Casa Rossa, come si può vedere nella foto qui sopra, fanno pensare che quelle stesse tende potrebbero presto non essere nemmeno sufficienti. Così come continuano gli arrivi in stazioni e le azioni della Polfer per l’identificazione dei richiedenti asilo. Sei di loro sarebbero già stati trasferiti a Bolzano per sbrigare le pratiche. La Caritas, nel frattempo, sarebbe già corsa ai ripari recuperando una maxi tenda che però, al momento, non sarebbe ancora stata montata. Mentre il flusso non sembra dare segnali di arresto, continua la bagarre istituzionale, tra proposte e controproposte. Solo l’ultima quella della Provincia che ha dato la disponibilità ad accogliere i richiedenti asilo negli spazi dell’ex Pacassi in via Vittorio Veneto. Una sorta di stop, invece, arriva dall’assessore regionale all’immigrazione Gianni Torrenti. “La criticità di questi giorni con le persone non ancora allocate -scrive l’assessore in una nota- va risolta attraverso trasferimenti in altre regioni d’Italia”. “Occorre anche accelerare sull’accoglienza diffusa che, pur ormai coinvolgendo numerosi comuni, trova ancora resistenza in alcune aree della regione”. Accoglienza diffusa che dopo più di un anno di discorsi e proclami, oggi appare più come un miraggio che come una soluzione concreta. Addio poi anche ai grandi centri di accoglienza, che Torrenti definisce “controproducenti”, “in quanto tali strutture potrebbero rischiare di divenire poli di attrazione per altri flussi di profughi”. Un film già visto, almeno nella nostra città.

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