Profughi, aspettiamo e vediamo…

E le stelle stanno a guardare… Senza offendere Cronin è la frase che ci viene in mente osservando l’atteggiamento di Europa, Stato, Regioni e Prefetture di fronte a quello che ormai è diventato l’esodo epocale dei profughi. Un insieme di istituzioni che oggi più che mai appaiono impreparate ad affrontarlo nonostante le mille rassicurazioni che quotidianamente tentano di farci digerire. E intanto l’enorme massa di poveracci sta entrando anche in Slovenia e forse arriverà in Friuli Venezia Giulia. “Non si ravvisano al momento criticità” dice l’assessore regionale all’immigrazione Gianni Torrenti, e aggiunge “è prudente non farsi cogliere impreparati anche se ora come ora nulla indica che le rotte dei migranti stiano piegando a ovest”. Concetti ripresi dalla presidente Serracchiani, e supportati pure dall’ex prefetto di Gorizia Zappalorto (ora a Udine), che invita a “non fasciarsi la testa prima del dovuto”. L’unica che sembra sia realista è Adelaide Garufi, prefetto di Trieste, che teme un incremento notevole del flusso dei profughi e ha annunciato maggiori controlli sull’ex confine della polizia di frontiera di Trieste, come già fanno i colleghi del Friuli. Insomma, come da un anno e mezzo, i più predicano ancora aspettiamo e vediamo. Ma se per mesi e mesi non si è riusciti ad affrontare e risolvere le varie emergenze a Udine, Gorizia e Trieste, cosa faremo in caso di arrivi biblici? Onestamente non riusciamo a intravvedere ipotesi realistiche se non la solita tiritera dell’accoglienza diffusa, delle ex caserme, degli alberghi, degli hub. Non a caso oggi il “Messaggero Veneto” titola in prima pagina: “Confine caldo, vertice a Roma sul Fvg”. L’ennesimo vertice che ci auguriamo non partorisca l’ennesimo topolino. Coi topolini non risolviamo nulla, non diamo degna accoglienza ai profughi e favoriamo l’esasperazione dei cittadini. E lo testimoniano il fallimento della tanto sbandierata accoglienza diffusa, della ricerca di strutture adatte per gli “hub” (termine che fa in). Per la verità uno è stato trovato a Trieste, o meglio a Muggia, al Lazzaretto, dopo vari tentativi alla Fiera e altri posti “bocciati” dalla popolazione. Lazzaretto che però dovrà essere ristrutturato e potrà accogliere, come dice Torrenti, alcune decine di profughi. Ci sembrano pochini ma d’altronde siamo vicini al voto per il Comune e non si può inviperire ancor di più la popolazione con siti “centrali”. Sempre Torrenti comunica che presto sarà alleggerita la pressione dei profughi nel capoluogo regionale trasferendoli nel Pordenonese (altre proteste in agguato). Promessa che era stata fatta non molti giorni fa anche per Gorizia. Non ci risulta che sia stata mantenuta. Forse in attesa della scelta di quale struttura ospiterà l’hub goriziano. Vincenzo Compagnone giorni fa sul “Messaggero veneto” raccontava di ispezioni all’ex ospedale di via Vittorio Veneto e a un edificio di via Trieste, nonché del direttore della Caritas don Zuttion che riproponeva il San Giuseppe. Ipotesi su ipotesi, libri dei sogni, parole, e intanto aspettiamo e vediamo. Non resta che sperare che veramente il nuovo mega flusso dei migranti non attraversi la nostra Regione e prenda altre rotte. Sarebbe il caos più totale. Grazie alle “stelle” europee e nazionali che continuano a stare a guardare.

© RIPRODUZIONE RISERVATA



Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *