“Profughi al San Giuseppe”

L’annuncio, a dire il vero un po’ a sorpresa, è arrivato dall’Arcivescovo Redaelli. L’Arcidiocesi si occuperà di rimettere a posto, o per lo meno in condizioni umanamente accettabili, la struttura del San Giuseppe, a due passi dalla parrocchia di San Rocco, per potervi accogliere in caso di emergenza alcuni profughi senza tetto. Si tratterà, il vescovo l’ha ribadito più volte, di una soluzione per offrire primissima accoglienza. Non sarà quindi un dormitorio organizzato, ma semplicemente un rifugio che, all’occorrenza, possa dare un tetto e un riparo per la notte ai profughi che altrimenti avrebbero dormito in riva al fiume, sotto i portici o al parco della Rimembranza. L’annuncio è arrivato nonostante l’ipotesi del San Giuseppe, più volte rimbalzata tra le colonne della stampa locale, si stata soltanto pochi giorni fa esclusa dal parroco di San Rocco, don Ruggero Dipiazza, secondo il quale non ci sarebbe stato modo di recuperare la struttura. Va detto che i lavori che intende portare avanti la diocesi al San Giuseppe, che già così dovrà impegnarsi per decine di migliaia di euro, non porteranno alla piena agibilità della struttura, ma solamente a una radicale pulizia e allo sgombero dei locali. “Questa struttura negli anni Novanta aveva ospitato i profughi dall’Est -ha ricordato il vescovo Redaelli- abbiamo intenzione di aprirla ma ci vorranno ancora alcune settimane di pazienza”. “Quello dei profughi -ha aggiunto- è un problema complesso che chiama in causa diverse responsabilità, soprattutto da parte delle istituzioni. Bisogna essere capaci di trovare una soluzione che dia dignità a queste persone e allo stesso tempo non spaventi i cittadini. Occuparli con i lavori socialmente utili è una buona idea”. Non sarà invece presa in considerazione l’ipotesi di ospitare intere famiglie di profughi nelle canoniche o in altre strutture diocesane. In primis è difficile trovare gli spazi adeguati all’accoglienza di una intera famiglia, inoltre al momento non sono presenti tra i profughi famiglie che intendono risiedere a Gorizia, ma in gran parte si tratta di giovani, com’è noto, che attendono il visto da parte della commissione per recarsi altrove. Le parrocchie della nostra città, secondo le proprie possibilità, daranno comunque a disposizione le proprie canoniche per l’accoglienza, ma la gestione sarà affidata alla Prefettura. “Noi non saremmo in grado di occuparci anche di questo -ha detto il vescovo Redaelli- ma potremo curare l’animazione e l’accoglienza nell’ottica di una integrazione di queste persone”. Infine, è stato annunciato che un sacerdote della nostra arcidiocesi è stato incaricato di iniziare degli studi in islamistica. Si tratta di don Giulio Boldrin, cappellano a Gradisca, già laureato al Sid di Gorizia e con un ottimo curriculum di studi.

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