Profughi, accoglienza ai raggi x

Accoglienza ai profughi in Friuli Venezia Giulia. Criticare l’azione di Regione e Prefetture (lasciamo perdere Stato ed Europa) è ormai come sparare sulla Croce rossa. Alle dichiarazioni rassicuranti dell’assessore regionale all’immigrazione Torrenti, e di altre istituzioni, nessuno crede più, anche alla luce di fatti ultra evidenti. Fiumi di parole al vento, dall’accoglienza diffusa agli hub, dall’integrazione al flusso che, dicono, non è aumentato nonostante quella moltitudine di poveracci che premono a molti confini, non ultimi quelli della Slovenia. Sarà ben così, ma intanto il silos di Trieste appena svuotato è di nuovo affollato, a Udine dove eravamo proprio ieri, decine e decine di profughi che bivaccavano persino sulle aiuole attorno alla rotonda di entrata in città, subito dopo il sovrappasso della ferrovia. A Gorizia il loro ritorno in forze sotto le arcate dove aveva sede l’agenzia delle entrate (postate varie foto sul web) e chi sa dove avranno trovato ricovero quei poveracci ieri con il maltempo. Davvero una strana forma di accoglienza diffusa, ma forse il significato semantico di queste parole ultimamente è cambiato per far piacere alla politica. Ma non vogliamo andar oltre. A scanso di critiche nei nostri confronti, vi proponiamo integralmente il comunicato della Regione, sull’audizione di ieri dei rappresentanti dei servizi sociali d’ambito (e avanti con tavoli e incontri) nella VI commissione del Consiglio regionale, presieduta da Franco Codega, e della quale fanno parte i rappresentanti di tutti i partiti. Ne è uscito, come potrete leggere, un quadro raccapricciante sotto vari aspetti. Iniziando dall’accoglienza diffusa “accolta” fino ad ora da 48 comuni su 217 (sic), e dalle difficoltà che si incontrano, e che non vogliono dire necessariamente mancanza di umanità. Mancano infatti strutture, fondi, e mille altre cose che da tempo ci permettiamo di segnalare. E poi le differenze tra i dati ufficiali e quelli, diciamo, reali che vari componenti della commissione hanno in possesso. Buona lettura e a voi le conclusioni. Noi siamo stufi di richiamare chi di dovere alla realtà.

C’è una forte sperequazione, tra i Comuni del Friuli Venezia Giulia, per quanto attiene l’accoglienza dei richiedenti asilo: solo una quarantina, su 217, sono interessati dal fenomeno. È partendo da questo dato che il presidente della VI Commissione consiliare, Franco Codega (Pd), ha chiesto ai responsabili dei 19 Servizi sociali dei Comuni degli Ambiti distrettuali qual è la situazione dei profughi nella nostra regione.

Il Servizio sociale dei Comuni dell’Ambito distrettuale 1.2 gestito dal Comune di Trieste ha parlato di quasi mille stranieri richiedenti asilo, di cui 150 minorenni, smistati in 25 strutture di accoglienza diffusa. L’invito – è stato detto – è di prendere esempio dalle buone prassi messe in atto da Trieste, dove queste persone non hanno mai provocato problemi di ordine pubblico o di integrazione con la cittadinanza, anzi in alcuni Comuni del Carso si sono accorti di avere degli stranieri solo dopo un anno dal loro arrivo. La complessità sta nella parte organizzativa. A livello comunale il sistema funziona, ma ci deve essere una organizzazione regionale.

Dall’Ambito 4.5 gestito dal Comune di Udine si è appreso della presenza attuale di 627 persone accolte, di cui 73 minori. Con Pozzuolo e Campoformido, il numero sale di 192 unità, che sarà ampliato con altri 40 posti. La criticità viene dalle persone non accolte in quanto portatrici di degrado (si veda gli accampati nel parco Moretti), gli accolti non creano problemi. È stata individuata una struttura – è stato aggiunto – che ci auguriamo diventi una struttura “di rete”. Da lì, dopo la registrazione, e non direttamente dalla strada gli stranieri partono per essere smistati negli altri Comuni. Abbiamo un sistema integrato che funziona.

E anche per l’Ambito 2.1 Gorizia i problemi vengono dai privi di alloggio. I numeri parlano di un aumento esponenziale della presenza di minori.

Dal Servizio sociale dei Comuni d’Ambito 5.2 gestiti dal Comune di Laisana la critica: nei capoluoghi l’accoglienza è virtuosa, ma nei Comuni piccoli ci sono molte problematiche per i sindaci, in particolare ad esempio per quanto riguarda il livello di sicurezza: non può essere garantita con i numeri di cui dispongono i piccoli enti locali per quanto riguarda la forza di polizia.

A fargli eco, l’Ambito 4.4 Codroipo. Ho saputo dal giornale locale, e non dalla Prefettura – così l’accusa -, quanti rifugiati avrei dovuto accogliere nel mio Ambito. E il numero non tiene conto di criteri quali la sicurezza, ovvero della presenza o meno di Forze dell’Ordine in zona, e tanto meno della presenza di un presidio ospedaliero. Per il nostro Ambito queste sono le criticità. Il modello di accoglienza diffusa non può funzionare; la popolazione va preparata; i numeri delle presenze non sono mai certi; in che strutture possono essere collocati i richiedenti asilo se un Comune non ha strutture a disposizione?

L’Ambito 6.4 Maniago ha 47 persone collocate in abitazioni diverse. Ci sono Comuni – così il commento – che non sono in grado di garantire i servizi di cui queste persone hanno bisogno, non è una questione di mancanza di ospitalità. Una suddivisione basata solo sul numero dei residenti non basta, si deve considerare anche ad esempio la morfologia del territorio: alle porte di una stagione sciistica, ad esempio, è chiaro che per un Comune montano dare alloggio a 40 persone creerebbe possibili difficoltà. Lavoriamo con le Prefetture affinché l’esperienza dell’accoglienza diffusa stia in piedi a livello di risorse.

Il problema principale per l’Ambito 4.3 gestito da Cividale del Friuli è soprattutto segnato dai minori stranieri non accompagnati, con tutte le strutture già sovradimensionate. Non è più emergenza, ma routine, tanto nel capoluogo capofila quanto nelle altre realtà delle Valli del Natisone – è stato spiegato. Si dice che sono gli Ambiti i nostri referenti, ma questi sono in una fase di transizione causa la riforma degli enti locali e comunque sono i Comuni i responsabili dei servizi da garantire. C’è molto pressapochismo sulla gestione di queste persone. Mancano posti di accoglienza per i minori non accompagnati e con i bandi si appesantisce solo la situazione.

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