Pozzuolo, nuove ombre?

Forse un giorno, per la Brigata Pozzuolo, arriverà il tempo della tranquillità e delle certezze. Al momento entrambe sembrano latitare, in primis per i suoi militari e le rispettive famiglie, che a quanto apprendiamo, nonostante il susseguirsi di rassicurazioni dai piani alti dell’Esercito, non riescono a trovare sicurezza nel futuro della nostra brigata. E al momento i motivi di preoccupazione arrivano su due fronti. Il primo, più recente, è sorto in seguito alla divulgazione dei posti disponibili per lo svecchiamento, il reimpiego dei militari sul territorio nazionale. Ebbene, nessun posto sarebbe stato reso disponibile per le due caserme di Gorizia, Comando di piazza Battisti e Reparto di via Trieste. Quindi nessuno arriva, nonostante l’attuale sottonumero dei militari di stanza a Gorizia, almeno al confronto con gli anni passati, e nessuno dovrebbe partire. Situazione congelata, ma apparentemente anomala. Da qui la propensione a credere che in fondo, qualche mossa per il destino della Brigata Pozzuolo possa ancora essere fatta. A voler pensare bene, si potrebbe dire che la situazione risulta congelata proprio come prima conseguenza alla recente sventata chiusura dell’avamposto goriziano. Ma a pensar male si fa peccato, però ci si azzecca. Ecco quindi il pensiero che la calma che giace attorno alla Brigata non sia altro che una “bronza coverta”, pronta a venire in superficie e a rimettere in discussione per l’ennesima volta il futuro della Pozzuolo. Una conferma, seppur velata, in questo senso, la si potrebbe ritrovare anche nelle parole dell’intervento tenuto quest’estate dal Capo di Stato Maggiore dell’Esercito, Danilo Errico, alla quarta commissione permanente del Senato. “Circa lo spostamento verso le regioni meridionali di alcune strutture,-si legge nel resoconto di palazzo Madama- ciò deriva essenzialmente dal fatto che il sud e le isole costituiscono un bacino di reclutamento molto più ampio rispetto alle altre regioni, il che determina un elevatissimo numero di domande di trasferimento in tal senso, rispetto alle quali è stato necessario adottare criteri restrittivi di accoglimento”. “Nel nord-est hanno ancora sede tre delle nove brigate che compongono l’Esercito -continua il resoconto- poiché vi sono infrastrutture disponibili anche al centro-sud, sarebbe possibile ribilanciare la distribuzione, accontentando quella parte di personale che ha espresso tale desiderio. L’Esercito, nota, è infatti costituito essenzialmente dai suoi soldati: migliorarne la vita significa alleviarne il disagio e incrementarne le prestazioni”. Uno scenario che sarebbe formalmente diverso da quello che si prospettava all’incirca un anno fa, ma che nella sostanza non cambia. Una possibilità concreta in più, pare di leggere nell’intervento del generale Errico, sarebbe data soltanto ai militari che esprimeranno l’intenzione di riavvicinarsi a casa.

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