Pipistrel: «Gorizia in stand-by»

«Lo stabilimento di Gorizia non è più la nostra prima priorità». Parole, quelle pronunciate dal numero 1 della Pipistrel, Ivo Boscarol, che hanno la forza di un fulmine ma che non arrivano certo a ciel sereno sulle nozze tra l’azienda di Aidussina e l’aeroporto “Duca d’Aosta”, nozze più volte promesse e ripromesse ma che ad oggi non consentono ancora di stampare una data certa sui cartoncini delle partecipazioni. Chi pensava dunque che la liquidazione da parte della camera di commercio Venezia Giulia dei 770 mila euro di finanziamento, dopo i primi 250 mila già erogati dal Fondo Gorizia nel maggio di due anni fa, potesse acquietare le acque, o meglio i venti attorno allo stabilimento di via Trieste, rischia di doversi ricredere. La posizione di Boscarol d’altronde è netta. «Quando l’aeroporto diventerà operativo» ha detto, «noi avremo bisogno di un paio di mesi per assumere il personale, organizzare le attività dello stabilimento e avviare la produzione. In quel momento però la stagione sarà persa, perciò non abbiamo alternativa se non concentrarci su altri progetti per quest’anno. Il progetto di Gorizia non si ferma, però la tempistica sarà condizionata dalla reale apertura dell’aeroporto. È arrivato il tempo dei fatti, non delle promesse né delle ipotesi. Queste decisioni però non sono nelle mie mani». Se il progetto Gorizia viene scalzato dalle priorità della Pipistrel, quali sono gli altri progetti in ballo? Due su tutti. Da una parte il protocollo d’intesa siglato in settembre con l’azienda cinese Sino GA Group, dal valore di 350 milioni di euro, per una joint venture a lungo termine riservata ai mercati della Cina, dell’Asia orientale e del Pacifico asiatico. Dall’altra l’appalto per la fornitura di 194 aerei all’aviazione militare, alla marina e al corpo nazionale dei cadetti indiani, arrivato già alla consegna del primo lotto e della formazione di piloti e ingegneri. Il nulla osta con cui la giunta camerale integrata per il Fondo Gorizia ha deliberato il finanziamento non rasserena del tutto i rapporti tra azienda e territorio. «Dopo i ritardi causati da richieste aggiuntive che non trovano alcuna base nel bando, la giunta ha finalmente constatato che la documentazione che abbiamo presentato in dicembre era completa e perfettamente in ordine» il commento di Boscarol. E mentre la prima fase dei lavori allo stabilimento si può ritenere conclusa, in attesa di poter eseguire gli interventi immediatamente propedeutici all’avvio della produzione, delle ombre avanzano sul capitolo delle assunzioni. «Sulla base delle promesse ricevute nella conferenza stampa di ottobre, con le quali ci veniva garantita l’apertura dell’aeroporto entro la fine dell’anno, in dicembre abbiamo assunto due persone» ha spiegato Boscarol, «marzo sta per finire e lo scalo è ancora chiuso. Perciò, per la prima volta nella storia trentennale della Pipistrel non stiamo pensando alla possibilità di assumere altre persone, bensì valutiamo di mandare due dipendenti in cassa integrazione».

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Le opinioni dei lettori su "Pipistrel: «Gorizia in stand-by»"

  1. Ma va? Lo avevo detto già tempo fa,,, noi goriziani siamo proprio cretini,,, crediamo alle favole e ci lasciamo fregare.

  2. Solo gli allocchi potevano credere che uno sloveno potesse impiantare un’azienda in Italia: perchè non si è rivolto al suo governo per chiedere soldi ?
    Vi è un precedente famoso: una strana ditta voleva costruire aerei sul lago Trasimeno, pretendendo però soldi pubblici anticipati e strutture quasi gratis ! Com’è andata a finire ? In una bolla di sapone !!!

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