Piove, villa Olivo non si muove

Per chi più, per chi meno, questi primi giorni di gennaio scorrono in fretta, parola che non pare riguardi il presidente della Provincia Gherghetta, che minimizza sul ritardo dell’inaugurazione di Villa Olivo, nuovo presidio di parte dell’ente pubblico da lui presieduto.
A metà dicembre un quotidiano locale annunciava in pompa magna (un pò incautamente a mio avviso visto i protagonisti del racconto) che i lavori in villa erano ultimati e che dopo la presentazione alla città sarebbe avvenuto il trasloco degli scatoloni contenenti le carte dei dipendenti e mobili vari.
Molto più saggiamente di seguito l’articolo faceva anche riferimento alle voci dei “rumors” interni all’ente che realisticamente prevedono tempi ben più lunghi per il trasloco, che non sarà eseguito prima di luglio a loro detta, leggasi compito della futura giunta provinciale.
Fondamentalmente però, al Presidente Gherghetta, pare non essere chiaro da cosa derivi il mio (e penso condiviso da altri) disappunto riguardo l’impacchettata Villa Olivo cui si continua a rinviare l’apertura in base a date che la stessa Provincia ha ufficialmente divulgato in passato; il disappunto non riguarda il sistematico posticipo dell’inaugurazione della villa, bensì tutta l’operazione che ha causato la spesa effettuata che pare essere del tutto incoerente con i tempi che stiamo vivendo.
Possibile che un ente riconosciuto praticamente inutile dallo Stato, in un momento di crisi come questo, possa pensare di spendere 275.000 euro in lavori di restauro, da sommare ai 930.000 impiegati per l’acquisto dell’immobile? (a cui vanno ulteriormente sommati altri inevitabili investimenti futuri)
Siamo davvero sicuri che fosse necessario sborsare più o meno (ma è più) 1.000.000 di euro per l’acquisto di una struttura cui si può tranquillamente fare a meno? Altrettanto stonato pare anche il finanziamento di 170.000 euro da parte della CCIAA di Gorizia, capitolo a parte.
Viene da chiedersi, osservando tutte le difficoltà che vive la città di Gorizia e la sua provincia al momento (e le viveva anche nel 2006, anno della delibera) se forse le priorità non erano altre piuttosto che spendere oltre 1 milione di euro per trasferire gli uffici del settore dell’ambiente, della caccia, del turismo e di tutte le attività riguardanti il mondo dell’impresa in una villa d’epoca.
Certo, chi scrive non può vantare un’ altisonante qualifica che preceda il suo nome, ma pur non essendo né Presidente, né Onorevole, o quant’altro, concedetemi almeno di avere il dubbio che Villa Olivo sia stata (e non è finita qui) uno spreco di denaro pubblico cui si poteva fare tranquillamente a meno. Con Villa Olivo provo la stessa sensazione di quando partecipo agli aperitivi milanesi, dove scopri che molta “fashion people” imprenditori rampanti alla ribalta in realtà fa la “fighetta” con le 100 euro regalo di Natale della nonna. (costretta nel frattempo a riscaldarsi dal freddo con l’asino ed il bue).
Ecco, a me pare tanto che buttando nel calderone di Villa Olivo le parolone per soli intenditori quali restauro della bovindo (bow window), stile eclettico austroungarico, pavimenti in rovere, pietra di Aurisina, importanti lampadari in vetro, soprintendenza delle belle arti e via dicendo, si voglia creare lo stesso effetto dell’aperitivo milanese: l’apparenza che (spesso) inganna.
Ed intanto che le apparenze ingannano, la plebaglia paga.

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