Pensare in piccolo

Sfogliando una raccolta di vecchi giornali mi è capitato di riflettere sulla classe politica che ha infestato questa città negli ultimi 20 anni. Leggevo di epocali progetti di rilancio, visioni strategiche, transfrontaliere, transnazionali e transiberiane (aggettivo non eccessivo visto il numero di soggetti che si sarebbe preteso di coinvolgere). Negli ultimi 30 anni giro c’è stata gente che davvero ha saputo immaginare una Gorizia diversa, grande, aperta internazionale anzi direi di più quasi interstellare.
Intanto la Gorizia vera quella in cui noi viviamo invecchiava, imputridiva cadeva a pezzi per incuria e abbandono. Adesso che qualcosa (poco) ha cominciato a muoversi ci sono ancora dei soloni in giro che ci spiegano che tutto è sbagliato che invocano referendum per bloccare i pochi progetti che stanno (finalmente dopo anni) per partire. C’è sempre qualcosa di più grande, più importante e significativo da fare. Forse è venuto il momento di capire che la nostra città sta uscendo (male) da una guerra, quella fredda, mai combattuta sul campo, ma che ha stravolto completamente le condiziooni politico sociali di milioni di persone. In questo conflitto sono stati annientati completamente i fondamentali di una città come la nostra che aveva saputo vivere e prosperare (ma sarebbe forse più onesto dire lucrare) in questa economia di guerra.
Come dopo una guerra dobbiamo rimboccarci le maniche per ricostruire le nostre case, le nostre strade, i nostri negozi e le nostre fabbriche prima di pensare a faraonici e “progressivi” destini. Partiamo da noi, dalla nostra vita aggiustando quello che ci circonda prima di pensare di partire alla conquista del mondo.
Per rinascere cominciamo a pensare in piccolo.

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