Osservando un muro cadere…

E’ stata abbatuta anche l’ultima vestigia fisica di quello che fu “il confine più aperto d’Europa” come, nella vulgata comune negli anni della guerra fredda, era chiamata la frontiera tra Italia e Yugoslavia. Ai Goriziani più giovani, sostanzialmente cresciuti in un mondo in cui la Cortina di ferro era già stata disintegrata, tutto questo non dirà un gran che ma a chi ha qualche anno in più sul groppone vedere le ruspe che facevano tranquillamente a pezzi barriere e presidi che fino a pochi anni fa dividevano due mondi contrapposti e l’un contro l’altro armati, ha fatto sicuramente una certa impressione. Vedendo quelle gru al lavoro mi è capitato di pensare che in una città che prima di altri aveva capito che muri e barriere non sono quasi mai una protezione ma quasi sempre un’ostacolo, che “l’altro” “il nemico” è spesso così simile a noi da non riuscire a riconoscere la differenza, che aveva saputo trovare una strana forma di convivenza tra universi che sembravano destinati inevitabilmente a scannarsi, bè in questa città i muri sono oggi tragicamente alti nella testa delle persone. Ci sono lavori pubblici di una parte e progetti dell’altra, ci sono piste ciclabili di sinistra e ascensori di destra, piazze italiane e irredentiste e piazze di democratiche e transfrontaliere. Persino la visita di un autorevole “ex un sacco di cose” diventa un caso politico con il sindaco che decide (legittimamente) di non partecipare ad una manifestazione bella, significativa ma sicuramente di parte (e non della sua parte). Tutto diventa espressione di una fazione e nessuno riesce più a capire che siamo comunque una comunità e che non ci sarà mai il bene dell’uno senza inevitabilmente il bene dell’altro.
I cretini quelli no, da queste parti mi sembrano abbastanza trasversali e trasversalmente cercano di lucrare su rendite di posizione e dualismi che pur appartenendo all’altro secolo riescono ottimament a far danni anche in questo. Quando anche la visita “dell’ex un sacco di cose” sarà passata forse verrà il momento di chiedersi se non si possa cercare di organizzare “assieme” delle manifestazioni in cui tutti “assieme” si possa sentire il desiderio di partecipare.

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Le opinioni dei lettori su "Osservando un muro cadere…"

  1. Forse la risposta a questa che ho trovato una piacevole ed intelligente riflessione si trova proprio tra le prime righe. Forse saranno proprio le future generazioni, quelli sostanzialmente cresciuti con la cortina di ferro disintegrata e spogli da pregiudizi etnici ad organizzare delle manifestazioni aperte a tutti. Se Gorizia vuole tornare a vivere e non solo sopravvivere, deve fare un salto di qualità, deve rischiare qualcosa di più. Gorizia deve gettare gli abiti vecchi, aprire le finestre, rinnovare il guardaroba. Il Sindaco Romoli, al quale va riconosciuto un certo impegno e qualche successo, ha 72 anni. Se andiamo a vedere l’età media della giunta comunale goriziana, tranne per rari componenti, la nostra mente verrà proiettata verso il museo delle cere. Se prendiamo ad esempio una città assomigliante alla nostra come potrebbe essere Pavia, che oltre ad avere 40.000 abitanti più di Gorizia, può vantare un parco culturale di primo livello ed ospitare un polo universitrio tra i primi in Italia ed Europa, ha eletto un sindaco classe ’79 ed un vice sindaco del ’71. E le cose vanno benissimo. Esempio troppo lontano? Pordenone, sindaco dott. Ciriani, classe ’70. Città completamente rinnovata. E’ palese che persone di una certa età vivano con dei forti legami e valori legati al passato ed è altrettanto ovvio che sicuramente non ammetteranno mai eventuali sbagli o ripensamenti, specie se facenti parte della vecchia classe politica. Questi saranno naturalmente molto più propensi alla conservazione spesso preferita al, o mascherata da, innovazione. La soluzione quindi sta nei giovani. Giovani goriziani dalle menti elastiche, persone che hanno studiato anche all’estero, persone che han voglia di ascoltare, di rischiare, di fare. E’ ora di far prendere un pò d’aria alle stantie ed odorose stanze del Comune.

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