O che bel castello

di Spritz_Nero

O che bel castello marcondirondirondello, o che bel castello marcondirondirondà.

Cari genitori, se già non la conoscete, imparatevi bene questa cantilena da cantare ai vostri bei pargoletti, perché prima che il castello di Gorizia sia adibito ad ospitare i vostri figli con qualche iniziativa o manifestazione, di tempo ce ne passerà ancora; nel frattempo potrete intonare la canzoncina ed indicare loro “quella cosa” lassù chiamata castello.

Già, perché mentre una parte della giunta comunale gioisce per i fantastici riscontri ottenuti con la bella iniziativa “Gusti di Frontiera” della durata di 4 giorni, trascurando però il fatto che un anno ne conta 365, in attesa del “dicembre goriziano” ed i suoi “uomini caproni” (così chiamati gli ospiti Krampus dalle Alpi orientali, da non confondersi con gli ideatori del programma) e mentre l’opposizione, in particolar modo nella persona di Federico Portelli (capogruppo PD in consiglio comunale) si danna l’anima per procurarsi e sbandierare dati che dimostrino l’incapacità dell’assessore al turismo (ed altri incarichi) Devetag, cosa per niente ardua ma che sicuramente richiede moltissimo tempo visto che volendo ci si potrebbero passare giornate intere a racimolare dati a conferma di quest’ultima tesi, alla valorizzazione del castello di Gorizia non ci pensa nessuno.

Non ci pensano nemmeno gli amici Prodi, Brulc, Brancati, (nomi riportati in ordine d’importanza) che si sono ritrovati in Piazza Europa (per tutti gli altri è la Transalpina) a brindare agli eventi passati che li hanno visti protagonisti e cogliendo l’occasione per lanciare frecciatine, non proprio velate, alla giunta attuale rea di non aver cavalcato l’onda di entusiasmo da loro creata con un evento unico nella storica piazza italo – slovena. Appunto, evento unico, dato che non capita tutti gli anni di festeggiare l’ingresso della Slovenia nella Comunità Europea. Ma intanto eravamo partiti a parlare di castello e già menzionando quattro nomi ci siamo ritrovati dall’altra parte della città. E potremmo fare ancora un salto di qualche chilometro e finire in palazzetto se parlando dell’era Brancati ed il suo piano per il rilancio turistico di Gorizia, tirassimo fuori dal cilindro quel comico da lui voluto, che è un punto interrogativo tra tutti i suoi colleghi degni di chiamarsi tali e circa l’80% della popolazione italiana e che risponde al nome di Panariello. Nemmeno Devetag è arrivato a tanto.

Va bene. Ma il castello? E’ li.

Se pensiamo che negli Stati Uniti farebbero follie per avere simili strutture da sfruttare e spremere come limoni fino all’ultima goccia, tant’é che costruiscono parchi tematici e simulatori di ogni genere e tipo per compensare le loro ovvie carenze storiche, se non altro vien da chiederci come sia possibile che nella nostra città non arrivi nessun turista o comunque il turismo nostrano vanti numeri così esigui ed insignificanti.

Possibile che un simile patrimonio storico e culturale non possa essere valorizzato da nessuno? Possibile che si guardino le iniziative dei nostri vicini di confine impauriti ed impotenti senza provare a reagire sfruttando quello che è il simbolo della nostra città che padroneggia e vigila le colline goriziane italiane e slovene? Vero è che la legge italiana ha stretto pesantemente la morsa burocratica in questi ultimi decenni limitando le iniziative, ma prima? Cosa si è fatto per rendere il castello un’attrazione? Quello è il centro storico di Gorizia, perché li è nata Gorizia. Il castello, il Borgo, via Rastello. Da li si è partiti.

E allora possibile che non si sia capaci di mettere in chiaro una volta per tutte agli insofferenti abitanti del borgo che per scelta o necessità vivono in un luogo di alto interesse storico e culturale cittadino il fatto che come tale può essere soggetto a manifestazioni o iniziative di interesse pubblico? Non si è mai visto che un’intera città venga tenuta sotto scacco da alcuni cittadini. Il Comune tolga loro qualche tassa comunale per venire incontro agli eventuali fastidi recati e fine della storia. Non va bene? Si cerchino casa a Cormons. (Chiedete consiglio a Devetag che ci torna tra poco, in caso)

Già, ancora tu, cantava Battisti ed invece io mi limito a suonarle a Devetag che di tanto in tanto salta fuori con l’ideona dell’ ingresso gratuito. Domanda: e perché in castello non entra nessuno lo stesso? Risposta: perché non c’é niente da fare, niente da riscoprire e per chi ancora non l’ha visto, nessun incentivo per andarlo a vedere.

Proposte: facciamo pagare l’ingresso il doppio e mettiamoci delle bancarelle con in vendita magliette con le scritte “Mi sono ubriacato di Gorizia”, portachiavi cavatappi a forma di castello e le miniature kitsch delle gondole nelle sfere di plastica che se rigirate fan cadere la neve e che ai giapponesi piacciono da morire.

Funziona il “magna e bevi” di Gusti di Frontiera? Mettiamoci dei chioschi tematici stabili.

Rivisitazioni storiche e postazioni fisse con parchi giochi ed eventi per bambini. Gruppi di animazione per farli divertire, dei teatrini, piccole scuole di recitazione ricavate in qualche stanza in disuso, face painting. Diamo la possibilità che si creino associazioni culturali e volontariato e che lavorino in questa direzione. Occupiamo i giovani, rendiamoli partecipi, sfruttiamo la loro fantasia.

Creiamo eventi con artisti di strada, mercatini dell’antiquariato, raduni di auto e moto d’epoca.

Il bar all’interno del castello non so se è aperto o meno (ero rimasto ai distributori automatici) e sinceramente il fatto che non lo sappia è la prova di quanto il castello non sia frequentato. Si dia nuovamente in gestione a parametri convenienti per il Comune e per il gestore.

Ci sono impiegati comunali che anche in questo momento stanno spremendo le loro meningi davanti ad un caffé per trovare qualcosa di tipicamente goriziano da poter eleggere simbolo esportabile, un oggetto, una pietanza, un qualcosa… Ma così come dalle loro menti è svanito il castello, che non è piccolo, così non sono mai comparse le altre specialità che hanno contraddistinto la città in Italia e nel mondo.

Per citarne una, completamente dimenticata, la famosa “goriziana” nel gioco del biliardo. Nessuno ha mai pensato di provare a proporre una competizione di questo tipo in una location come il castello? Il progetto è stato presentato e bocciato causa il rumore che emettono le biglie quando si scontrano? E’ davvero deprimente vedere che si svolgano i mondiali di biliardo all’italiana specialità goriziana nel casinò Saint Vincent (Aosta) ed a Gorizia si perda tempo ad inventare qualcosa di tipico.

Anche lo “spritz” è tipico, ma ce lo siamo fatti soffiare da sotto il naso dai più furbi veneti, che con una semplice variante ne han fatto un business che metà basta.

Al teatro tenda poco tempo fa son bastati dei ragazzi volenterosi, 4 tavolini imbanditi di stuzzichini, birra, vino, bevande di rito di un locale, un palco, un dee jay, 3 chitarristi ed è nato un successo di pubblico che forse nemmeno il ritorno dei Rockets al completo avrebbe richiamato. (…anzi, sfatiamo il mito che uno di loro è morto a causa della vernice argento in faccia. Bufala)

Insomma, le cose da fare ci sarebbero e tante e porterebbero sicuramente più gente in città; dai casinò adiacenti butterebbero volentieri un occhio verso il castello (magari proponendo tornei di poker dimostrativi sotto le stelle e cose del genere), alle persone di transito, ai nostri corregionali e, cosa forse più bella, ai goriziani stessi che riacquisterebbero l’identità sbiadita.

Si regalerebbe ai bambini la possibilità di giocare e fantasticare in un luogo d’altri tempi, inevitabilmente si creerebbero nuovi posti di lavoro e ne guadagnerebbe tutto l’isontino. Forse anche la Provincia e la Regione comincerebbero a scucire qualche soldo in più.

Comunque vada l’avevo scritto nei miei post precedenti che sarei stato propositivo e non solo polemico, così voglio fare e così sto facendo, con il sincero augurio, per il bene di tutti, che anche i nostri amministratori si riprendano un po’ dal loro torpore intellettuale. Nel frattempo nuove idee, scosse politiche e culturali sono sempre ben accette, anche se meno pretenziose di quella dell’ingresso gratuito in castelllo a chi pernotta in città, cui spetta di diritto il primato creativo.

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Le opinioni dei lettori su "O che bel castello"

  1. Forse basterebbe che ci fosse qualche addetto in grado di fare una visita guidata, e magari in più lingue, per cominciare.

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