Nuovo Cpr, e i lavoratori?

La decisione ormai è presa. Il Cara di Gradisca, o meglio la struttura che ospitava il Cie, sarà riconvertita in un nuovo Cpr, centro per il rimpatrio. Ma quali conseguenze comporterà questa scelta per i lavoratori della cooperativa isontina “Minerva” che operano nella struttura? Di questo si è discusso ieri durante l’incontro tra l’assessore al lavoro del Friuli Venezia Giulia, Loredana Panariti, e i sindacati regionali che hanno evidenziato l’attuale rischio per i 70 dipendenti della Minerva assegnati al Cara, la cui chiusura è stata ipotizzata entro la fine di dicembre, di perdita del proprio lavoro, con la possibilità che solo una piccola parte di loro venga poi riassorbita tra gli operatori del Cpr, la nuova struttura. Panariti ha garantito alla delegazione «la massima attenzione sul tema e l’avvio immediato di un approfondimento con la prefettura di Gorizia, al fine di raccogliere informazioni dettagliate e precise sulle tempistiche di trasformazione del Cara in Cpr». «Una volta acquisita» ha aggiunto l’assessore, «potranno essere avviate in tempi brevi le valutazioni del caso in merito all’individuazione di possibili strumenti a tutela del reddito delle lavoratrici e dei lavoratori con il coinvolgimento di tutti gli interlocutori, sociali e istituzionali. Fin da ora, inoltre, è possibile garantire la disponibilità ad attivare tutti gli strumenti finalizzati alla loro riqualificazione». L’assessore, evidenziando la buona collaborazione instauratasi con le rappresentanze sindacali, ha quindi sottolineato che «in questo senso, una volta definito il quadro della situazione, chiederemo un incontro con l’azienda per valutare la strategia più adatta a tutelare i lavoratori».

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Le opinioni dei lettori su "Nuovo Cpr, e i lavoratori?"

  1. Facile parlare il politichese per dire che tutto cambia affinché nulla cambi, alla maniera gattopardesca…

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