«No migranti in strada»

«Sembra che al sindaco Ziberna piaccia vincere facile: forte coi deboli e debole coi forti». L’attacco al primo cittadino di Gorizia questa volta arriva dall’europarlamentare Elly Schlein (Possibile), reduce da una intensa due giorni nella nostra provincia, che così si è espressa in riferimento all’annunciata volontà del neo-sindaco di Gorizia di mettere mano al regolamento per l’uso e la pulizia dei parchi cittadini, con un’attenzione particolare alle panchine. Parole, quelle con cui Ziberna aveva deciso di inaugurare il suo mandato, che nelle ultime settimane hanno provocato una serie di reazioni e iniziative di protesta, a volte riuscite, altre volte meno, da parte di diversi gruppi di cittadini. «Piuttosto che insegnare galateo su come si sta su una panchina» continua la stoccata di Schlein, «perché Ziberna non chiede di riunire attorno a un tavolo tutti i Comuni della provincia e pretende una migliore distribuzione delle responsabilità sull’accoglienza? Sarebbe giusto farlo anche a livello regionale». Pesante anche la “bacchettata” alla Regione e alla sua presidente, Debora Serracchiani, per l’incapacità di mettere in pratica il tanto decantato piano di accoglienza diffusa. «È pazzesco che solo una decina di Comuni in Friuli Venezia Giulia aderiscano allo Sprar, lasciando su pochissimi Comuni i grandi numeri. Questo non aiuta a raggiungere una gestione dell’accoglienza fatta bene. Mi rivolgo anche a persone influenti come la presidente di questa Regione, che fa parte del partito che governa il nostro Paese, affinché possa insistere con più convinzione sulla necessità di condividere lo sforzo tra i Comuni. Mi stupisco come possa accettare una situazione del genere». Insomma, parola d’ordine: accoglienza diffusa. Una formula che però, come riporta la stessa europarlamentare, finora ha dimostrato di non riuscire a partire e di provocare come unica conseguenza il concentramento dell’emergenza in pochi Comuni. «Gorizia sbaglia a rinunciare allo Sprar» ha aggiunto Schlein, «che consentirebbe di evitare l’imposizione dei numeri calati dall’alto dalla Prefettura e assumere il pieno controllo sulle convenzioni e sulla trasparenza dei fondi. In più, il modello dello Sprar aiuta a creare fiducia con il tessuto cittadino. La Prefettura, al contrario, non ha scelta. Se ci fosse collaborazione da parte dei Comuni sarebbe possibile applicare un buon piano di accoglienza, ma senza questa non può che aprire dei bandi per i centri di accoglienza, come è successo a Gorizia, scavalcando gli enti locali. L’obiettivo dovrebbe essere quello di richiamare tutti gli altri comuni della provincia e della regione a fare la loro parte. È troppo facile lamentarsi con i vicini europei perché non accolgono ma allo stesso tempo disinteressarsi del comune vicino a noi, che ospita il quadruplo dei richiedenti». L’europarlamentare prima di raggiungere Gorizia, dove non ha fatto visita ai 50 richiedenti asilo che stazionano giorno e notte al parco della Valletta del Corno, ha fatto tappa a Gradisca, dove ha fatto visita al Cara, ormai prossimo alla trasformazione in un centro permanente per il rimpatrio (Cpr). «I punti di domanda, su questo, sono ancora tanti» ha detto l’europarlamentare, «non abbiamo idea dei tempi previsti per questa trasformazione e neppure se la nuova forma della struttura di Gradisca sostituirà l’attuale Cara. Non è chiaro nemmeno che fine faranno le tante persone che in questo momento vengono accolte a Gradisca». Dove, nonostante tutto, le condizioni dell’ospitalità verificate durante il sopralluogo non sembrano aver deluso Schlein, che le ha descritte con un esplicativo «ho visto di peggio». «La struttura in passato è stata un Cie, quindi non è tra le più accoglienti» ha spiegato, «ma oltre al sovraffollamento con una media di 10 persone per stanza, la mancanza dell’aria condizionata e la temperatura delle docce, calde in estate e fredde in inverno, non ho trovato altri punti critici. So che sono in corso dei lavori di manutenzione, speriamo vadano avanti in fretta perché per gli ospiti l’alternativa è andare a rinfrescarsi al fiume, con i rischi che questo comporta e che tutti conosciamo».

© RIPRODUZIONE RISERVATA



Le opinioni dei lettori su "«No migranti in strada»"

  1. Non capisco…la europarlamentare e altri politici come lei, quando chiedono a tutti i comuni di fare la loro parte….si sono mai chiesti cosa farebbe l’Italia se veramente tutti i comuni “accogliessero” quando tra qualche anno TUTTI i comuni saranno pieni e i barconi continueranno sbarcare miserabili…. no… veramente…cosa pensano di fare?

  2. Ma io credo che l’Europarlamentare se li può portare tutti a casa sua. Se io che sono italiano mi fermo così come questi,mi fanno sloggiare per occupazione di suolo pubblico. Quindi via!!!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *