Migranti, tenda al “Contavalle”

I quartieri confinanti di San Rocco e Sant’Anna si candidano a diventare il nuovo nucleo della presenza di richiedenti asilo nella città di Gorizia. Dopo il centro di primissima accoglienza istituto quasi due anni fa da Medici Senza Frontiere nell’area del San Giuseppe, tra via Vittorio Veneto e via Grabizio, ora i migranti si preparano a sbarcare nella vicina via Garzarolli, che attraversa l’abitato di Sant’Anna. È di poco fa, infatti, l’annuncio dell’Arcidiocesi di Gorizia, che preso la decisione di rispondere all’invito arrivato nelle ultime ore dalla Prefettura. «L’Arcidiocesi predisporrà nei prossimi giorni una tenda riscaldata nel parco dell’istituto “Contavalle” in via Garzarolli» si legge nel comunicato della Curia, «per ospitare quanti, nonostante gli annunciati interventi in questi giorni, rischiano di trovarsi a dover affrontare all’addiaccio le temperature invernali». La tenda sarà fornita da Medici Senza Frontiere e, come si legge ancora nell’annuncio di via Arcivescovado, sarà temporanea fino a una durata massima di tre mesi. Potrà ospitare fino a un massimo di 60 persone e la gestione sarà affidata alla Caritas diocesana.

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Le opinioni dei lettori su "Migranti, tenda al “Contavalle”"

  1. Ma certo avanti così!!! Fate venire gli amici buttati fuori dal nord europa, dalla tenda si passera al centro di accoglienza e poi …..clandestini sul territorio .

  2. Non x essere razzista o cosa..ma Gorizia ha bisogno di rinascere w non di essere un continuo dormitorio e rifugio x tutti.. Ma dove andremo a finire

  3. Se proprio la Chiesa vuole essere caritatevole e seguire i dettami del Vangelo, dovrebbe aprire le numerose proprietà immobiliari che ha, aprirle ai migranti e così dovrebbe fare il Vaticano che, ricordo, è lo Stato più ricco del mondo.
    Nell’atticvo di 700 metri di un famoso cardinale, si sistemerebbero un buon numero di richiedenti asilo.
    La gente normale ha già dato e sopportato abbastanza.

  4. Ottima cosa…le persone non vanno lasciata all’ghiaccio…un pò di civiltà..non da parte del comune però….

  5. Più che li date più arrivi saranno. Tra loro sono colegati telefonicamente, sano tutti diritti, che l’Italia offre e con questo saranno sempre di più perché arrivano dal nord Europa .

  6. Andremo via noi da Gorizia x far posto ai rufugiati! Poi vedremo chi pagherà le tasse! Ma questa chiesa tanto caricatevole si chiede mai cosa farebbero a noi se andassimo a rivensicare i ns diritti nei paesi nei paesi musulmani? Probabilmente ci metterebbero in croce a testa un giù come fu x san Pietro. Loro ci odiano!

  7. Gorizia era, è e sarà per sempre una città morta dentro . . . . . . .Ma prendete esempio dall’accoglienza che viene fatta a Trieste, mica bisogna essere dei geni, basta che il Prefetto che rappresenta il Governo sul territorio, si metta seriamente al lavoro e trovi una soluzione . . . . . . . Non si può umanamente lasciare delle persone in quelle condizioni . . . . . Ma come detto, le istituzioni goriziane dormono da decenni . . . . . e purtroppo anche una buona parte di cittadini . . . ottusi da sempre !

  8. Capisco che in certe parti del mondo si vive male, e forse è legittimo cercare di migliorare la propria situazione, ma… per un musulmano non sarebbe più logico (e anche logisticamente più comodo) chiedere aiuto ai propri fratelli musulmani? In Arabia Saudita c’è un sacco di posto e mi pare che anche economicamente non se la passino male…

  9. Ci sono italiani che hanno perso tutto e vivono per strada. Anche a loro farebbe comodo una tenda riscaldata. Questi italiani dovrebbero avere le stesse attenzioni da parte dei buonisti che, al contrario, sembra pensino soltanto agli immigrati.

  10. LA “SINISTRA” ACCOGLIENZA
    di Antonio Socci

    E’ curioso lo slancio umanitario che ha colto d’improvviso la Sinistra italiana di fronte all’inedita marea migratoria di questi mesi. Perché storicamente non ha proprio le carte in regola in tema di “accoglienza”.
    Su queste colonne più volte è stato ricordato l’atteggiamento comunista nei confronti dei profughi di Istria e Dalmazia, nel dopoguerra.
    La vicenda – quasi assente dalla storiografia ufficiale – riguarda 300 mila profughi italiani che dovettero fuggire dalle loro case, dalla terra dei loro padri, perdendo tutto.
    Verso di loro – che scappavano dal comunismo titino – avevamo un doppio dovere di accoglienza e di solidarietà perché erano italiani e pagavano loro per tutti noi, per la guerra persa.
    Eppure la sinistra comunista non accolse questi nostri connazionali come fratelli, ma come avversari, con manifestazioni ostili, insulti e sputi. Una vergogna.
    C’è poi un’altra vicenda, più vicina nel tempo, che io stesso ricordo di aver vissuto personalmente: la tragedia dei cosiddetti “boat people” vietnamiti e cambogiani che scappavano dal “paradiso comunista” fra il 1975 e il 1980.
    La Sinistra italiana, dal ’68, per anni aveva manifestato nelle piazze in favore dei Vietcong e della guerriglia comunista indocinese. Quando costoro trionfarono in Vietnam e in Cambogia, imponendo la loro disumana tirannia, centinaia di migliaia di disperati scapparono dai “liberatori” comunisti o via terra o sulle barche. Molti finirono annegati, ammazzati dai pirati o mangiati dagli squali. Ci furono anche tanti bambini tra le vittime.
    Secondo il professor Le Van Mao (d’origine vietnamita, docente alla Concordia University di Montreall e responsabile del canadese ’Programma di patronato dei rifugiati vietnamiti’) i profughi morti in mare furono “almeno trecentomila”.
    Alcuni dei fuggitivi furono salvati, fra l’altro, anche da tre navi della Marina militare italiana spedite là dal governo Andreotti: in Italia furono assistiti e ospitati dal volontariato cattolico circa 3.500 profughi.
    Non erano migranti economici, come la gran parte di quelli di oggi, ma erano profughi che fuggivano da dittature sanguinarie e dalla morte, quindi avevano uno status internazionale che dava loro il diritto di essere accolti. Inoltre erano anche un numero molto esiguo e non creavano alcun rischio. Il costo economico per l’Italia era trascurabile, perlopiù sostenuto dalla Chiesa. Ma ciò non bastò per attirare su di loro la simpatia e l’accoglienza della Sinistra che – di fronte alla loro tragedia – avrebbe dovuto fare un’autocritica troppo spietata e devastante.
    Io, che a quel tempo ero un giovane studente cattolico e mi impegnavo nell’opera di accoglienza coordinata dalla Caritas, ricordo ancora bene gli insulti e gli sputi che – nelle piazze – ci prendevamo dai compagni, quando distribuivamo volantini in quelle stesse piazze dove per anni si era manifestato a sostegno dei tiranni comunisti (indocinesi e non solo).
    A quel tempo, a far conoscere gli orrori del comunismo indocinese – come ricorda padre Piero Gheddo – “si veniva bollati, come minimo, da provocatori ‘finanziati dalla Cia’ ”.
    Sugli esuli intellettuali stessa storia. Nel 1974 era uscito “Arcipelago Gulag” di Solzenicyn (che venne subito esiliato dal regime). Fu una bomba in tutto il mondo, ma da noi la cultura, ovviamente allineata a Sinistra, accolse quel libro “con freddezza, magari” ha scritto Pigi Battista “accompagnando la gelida accoglienza con la divulgazione (come è accaduto) della leggenda nera di un Solzenicyn nientemeno che al soldo del dittatore Pinochet”.
    In seguito al caso Solzenicyn nel 1977 Carlo Ripa di Meana – in armonia col nuovo Psi di Craxi – organizzò a Venezia la “Biennale del dissenso” dove furono invitati gli intellettuali perseguitati dei paesi comunisti che vivevano esuli.
    Successe il finimondo (la Cgil arrivò a organizzare uno sciopero contro la Biennale). Hanno rievocato quei fatti Gabriella Mecucci e Ripa di Meana nel libro “L’ordine di Mosca: fermate la Biennale del dissenso”.
    Eppure c’era il Pci di Berlinguer e si parlava di eurocomunismo. Ma gli esuli dell’Est, gli intellettuali perseguitati, erano molto sgraditi. Accoglienza, questa sconosciuta.

  11. Come cambiano i tempi vengono a mangiare alla tavola dei loro nemici infedeli se vi vedesse maometto con il telefonino in mano al posto del corano.

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