“Mare nostrum”,arriva il “Falco”?

Il “Falco”, un velivolo all’avanguardia prodotto dalla “Selex” di Ronchi, che fa parte del gruppo Finmeccanica, potrebbe in futuro essere impegnato nell’operazione “Mare nostrum”. Lo sostiene il parlamentare isontino del Pd Giorgio Brandolin, dopo la risposta del ministro della difesa Roberta Pinotti ad una sua interrogazione sul mancato utilizzo del “Falco” nelle operazioni militari italiane. “Falco” è un drone che può essere pilotato manualmente o automaticamente, incluse le fasi di decollo e atterraggio, e che attualmente affianca con successo i caschi blu impegnati in varie nazioni dell’Africa in missioni di pace e salvataggio. La sua utilità e validità, scrive in un comunicato Brandolin, è stata elogiata anche dal segretario generale dell’Onu Ban Ki Moon. Per la verità quest’anno l’aeronautica militare ha verificato un possibile impiego dei “Falco” a supporto delle unità navali coinvolte nell’operazione “Mare nostrum”, con decollo dall’aeroporto di Pantelleria. Mancherebbero però, una serie di documentazioni, e per questo Brandolin ha “invitato la “Selex” a presentare la documentazione necessaria alla certificazione militare di volo”. L’acquisto e l’uso dei droni della “Selex”, una vera eccellenza nel settore, oltretutto darebbe ossigeno all’azienda di Ronchi che attualmente impiega circa 200 persone. Oggi come oggi, ha detto il ministro Pinotti, i “Falco” dispongono “solo di una autorizzazione al volo sperimentale rilasciata dall’Enac (ahi, ahi sempre loro n.d.r.) che non ne consente l’utilizzo sul territorio nazionale né il pilotaggio da parte di un pilota militare che non sia qualificato sperimentatore di volo”. Da quanto dice Brandolin sembra però che si possano superare i vari ostacoli burocratici e per questo “mi impegno fin d’ora -conclude la sua nota- a seguire la vicenda, verificando con le Rsu e l’azienda l’iter necessario a ottenere la certificazione per l’utilizzo dei “Falco” nelle operazioni militari italiane”.

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