La marcia degli “scalzi”

Ha toccato anche la nostra città la “Marcia delle donne e degli uomini scalzi”. Dal piazzale della stazione ferroviaria al Parco della Rimembranza. Due simboli del viaggio. Il primo per la sua stessa natura, il secondo lo è diventato dopo i fatti di cronaca dell’ultimo anno legati a un esodo epocale. Il “dormitorio a cielo aperto” come è stato definito a più riprese durante gli interventi che hanno concluso la marcia, al pari dei ponti sull’Isonzo e delle sue sponde. Non è mai stato nelle nostre corde fare di questa vicenda un fatto di cronaca politica. E non è nostra intenzione iniziare a farlo da oggi. Della manifestazione però resta una risposta forte lanciata anche a Gorizia, unica delle due tappe regionali della “marcia” di iniziativa nazionale. Una risposta che, al di là di ogni colorazione politica arriva dal cuore di una città che da sempre, e la sua storia ne è testimone, ha saputo dare dimostrazione di convivenza, tolleranza e collaborazione tra popolazioni di lingua e religioni differenti. Buoni sentimenti che però in quest’ultimo hanno sono venuti troppo spesso a cozzare con le lungaggini, oggi vogliamo essere buoni, della classe politica. Del piano di accoglienza diffusa si parla dall’inizio dell’emergenza. E le ultime dichiarazioni dell’assessore regionale all’immigrazione Torrenti, poco più di una settimana fa, facevano ancora riferimento al “dovere di rispondere immediatamente nel modo migliore alle situazioni più critiche”, operando “in funzione di una redistribuzione dei profughi” e di “dover intensificare gli sforzi”. Qualche risposta è arrivata dalle parrocchie, ma la gestione dell’emergenza non può fermarsi qui. Non sarà sufficiente. Ad oggi, i richiedenti asilo fuori convenzione soltanto a Gorizia sono 162. Di questi, quasi 130 sono senza un tetto sotto cui dormire. Affollano il Parco della Rimembranza e le rive dell’Isonzo. Una situazione pericolosa, come purtroppo abbiamo avuto modo di verificare recentemente. Una situazione che non può né deve durare a lungo. Per la tranquillità dei goriziani e per la dignità dei migranti.

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