Ma perché scioperate?

“Le manifestazioni di oggi (8 ottobre, nda) sono il primo passo di una mobilitazione che si estenderà nei prossimi giorni nelle scuole”, inizia così il comunicato ufficiale della Federazione Lavoratori della Conoscenza della CIGL. Una manifestazione che ha toccato anche la nostra città, dove la presenza della grandissima parte dei licei, degli istituti tecnici e di quelli professionali della provincia, ha fatto sentire vivo il disagio degli studenti.
Ma cosa viene chiesto veramente al Ministro Gelmini, autrice (o firmataria, perlomeno) della riforma scolastica più discussa? Sono iniziate due anni or sono le prime manifestazioni di malessere studentesco, e non solo. A lamentarsi della nuova regolamentazione, infatti, agli studenti si affiancano professori (precari e non) e, soprattutto ricercatori universitari.
Le principali novità introdotte dalla riforma Gelmini solo il riordino dei licei e degli istituti tecnici e professionali, il ritorno ufficiale (nel senso che varrà per la media finale dei voti) del voto in condotta, sul quale, tra l’altro, uno sciopero dovrebbe incidere, una drastica (ma non per questo insensata) riduzione degli indirizzi che, sinceramente, rischiavano di stordire la scelta di un ragazzino di 14 anni, chiamato a decidere sul suo futuro. Stiamo parlando degli ormai attuali 20 indirizzi fra licei, istituti tecnici e istituti professionali, contro gli oltre 700 indirizzi di dodici mesi fa.
Tutte cose che possono indispettire gli studenti? Mah. I professori? Mah. È vero, le ore sono state ridotte, così come gli stipendi, ma io fino a poco tempo fa sentivo qualcuno lamentarsi del lavoro eccessivo. Siamo sinceri e ammettiamo che qualsiasi Ministro e qualsiasi riforma non andrà mai bene. D’altronde nessuna riforma sarà mai perfetta, su questo dobbiamo tutti concordare. Avvantaggiamo gli studenti meritevoli? Ma dai, poveri studenti fannulloni. Avvantaggiamo loro allora? E chi glielo fa fare a quelli che studiano? Come potete capire, il dibattito può essere eterno.
Il dubbio che quella di venerdì 8 ottobre fosse solamente un’ennesima, imperdibile occasione per evitare interrogazioni e compiti, o per rallentare i programmi, sorge spontaneo.
Quelle portate avanti dagli studenti scesi in piazza sono proteste che non hanno nulla a che vedere né con la riforma Gelmini né con il loro futuro, per il quale sarebbe meglio lavorare in classe piuttosto che urlare in strada.

P.S.: Queste sono le mie idee. Sarei felice di leggere le vostre nei commenti. Non per autocelebrazione o narcisismo, ma per viva e sincera curiosità di capire cosa vi ha portati a scendere in piazza venerdì e leggere, riprendendo il titolo dato alla vostra manifestazione, com’è la scuola che vorreste.

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