Ma chi si rivede…

Sembrava sparito, come ingoiato da un profondo buco nero, l’uomo che 11 anni fa mise la pietra tombale su 50 anni di tradizione cestistica goriziana. E’ rispuntato fuori con una lunga intervista in cui in sostanza concludeva: “Ve l’avevo detto io il basket goriziano non si poteva salvare e ho quindi fatto bene a svenderlo (ufficialmente per un panino) a Pesaro”. E’ una storia che ancora oggi fa male, personalmente penso che il declino della nostra città sia cominciato proprio da quella brutta vicenda dai contorni ancora poco chiari. Fa un po’ rabbia sentire le argomentazioni del commercialista Raida che cerca di scaricare su altri e magari anche sulla “Storia” la responsabilità di un fallimento che fu invece di  una ben precisa classe economica. Gli uomini che hanno affondato la pallacanestro Gorizia sono gli stessi cui si può oggi serenamente imputare la crisi della nostra città. Quella classe di piccoli bottegai arricchiti negli anni d’oro della guerra fredda e che lucrano sulle rendite di posizione, bloccando ogni possibile prospettiva di rilancio della città. Quelli che affittano a prezzi da usura i negozi in corso perchè preferiscono vederli vuoti in modo da non avere concorrenti, quelli sempre pronti a chiedere e protestare mai a spendere un centesimo di tasca loro, quelli capaci di frenare ogni iniziativa nuova pur di non doversi mettere anche minimamente in gioco.

I loro nomi sono ben noti a tutti ma teniamoli comunque a mente, perchè quando ci imbatteremo interviste come quelle rilasciate da Stellio  Raida, sapremo esattamente cosa leggere tra le righe e cosa pensare di chi le ha rilasciate.

© RIPRODUZIONE RISERVATA



Le opinioni dei lettori su "Ma chi si rivede…"

  1. Certo che da chi si presenta con un baldanzoso “Io sono il principe dei Tartari, porto sconcerto e cambiamento, suono le trombe del destino che sgretoleranno le vostre mura. La fortezza cadrà” ci si aspetta qualcosa di meglio che un approssimativo quanto semplicistico articolo contro qualche commerciante. Animooo, i tempi sono cambiati, non sarà ora di cambiare anche il capro espiatorio su cui chiunque spara a zero senza cognizione di causa?? La città si sveglierà solo quando l’approccio dei sui abitanti sarà meno sterile e ancorato a convinzioni di 10/20/30 anni fa.

    Saluti

  2. Ottimo editoriale.
    Non c’è che dire, una faccia di bronzo il vero “assassino del basket goriziano”. Bene ha fatto Valenti a dire che a momenti i goriziani dovevano corrergli dietro con l’auto da tanta fretta che aveva a recarsi a Pesaro.
    Fra le tante “castronerie” che ha detto, una merita un plauso.
    Visto che l’ho vissuta personalmente. Da ultima “voce” del palazzetto quando contava! Beh, assunto con contratto di collaborazione occasionale (le domeniche in cui si giocava) devo ancora ricevere qualche soldino. Lui dice fornitori pagati al 100%, beh, non è proprio così. Nel suo ufficio, quando si cercava di ottenere quelle lirette mancanti, ovviamente si faceva negare.
    Penso che chi oggi su Piccolo e Messaggero gli ha risposto per le rime, possa veramente dire in che mani era finito il basket goriziano.
    Ma il passato è passato e chi gli è subentrato non ha fatto meglio, ne dal punto di vista finanziario che sopratutto sportivo….

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *