Livarna, controlli annuali

La situazione pare in miglioramento, ma l’attenzione non può certamente calare. Negli ultimi dieci anni, i fattori inquinanti presenti nelle colture della zona di Montesanto, nella nostra città e a due passi dalla fonderia slovena della Livarna, sono diminuiti tra il 30 e il 60 per cento, con picchi di miglioramento dei valori anche maggiori fino a un decimo rispetto a quelli registrati nel 2004. Ma è solo il primo di una lunga serie, come ha annunciato il responsabile del settore Igiene e sanità pubblica dell’Azienda Sanitaria, Gianni Cavallini, che ha intenzione di iniziare a partire dalla primavera del 2015 una serie di indagini e controlli annuali per evitare che la situazione sfugga di mano peggiorando e senza lasciare il margine per un intervento tempestivo. Il monitoraggio di quest’anno, intanto, condotto dall’Azienda sanitaria su proposta del Comune di Gorizia e in collaborazione con l’Arpa si è concentrato sui valori di cromo, rame, nichel, piombo, zinco e formaldeide nelle verdure e nei prodotti agricolo coltivati a Montesanto, ovviamente confrontati non solo con i valori di dieci anni fa ma anche con dei campioni coltivati in altre zone della città, più lontane dalla Livarna. “Non siamo nemmeno lontanamente vicini a una situazione di pericolo -spiega l’assessore comunale all’ambiente Francesco Del Sordi- ma questi dati sottolineano per l’ennesima volta come la Livarna sia un importante agente inquinante del nostro territorio”. Più le colture sono vicine alla fonderia, più i valori sono elevati, superando abbondantemente il livello di inquinamento di fondo dovuto allo smog e altri agenti presenti un po’ in tutta la città. Ora i dati saranno presentati al comitato contro l’inquinamento in un incontro al quale dovrebbe partecipare anche il sindaco Romoli, mentre si proseguirà sul fronte della collaborazione transfrontaliera per informare i comuni d’oltre confine delle nuove indagini. Gran parte delle colture dei terreni della zona nord della nostra città appartengono infatti a coltivatori sloveni, che chiaramente vendono nel loro Paese la verdura coltivata in Italia.

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