Le vie di Gorizia sono finite

A volte ci si chiede se i nostri governanti pensano a quello che fanno o piuttosto procedano a tentativi. Il fatto che il Sindaco Romoli abbia recentemente dichiarato di voler “sperimentare” l’ennesimo neo-tratto pedonale cittadino, ossia parte di Corso Italia, mi lascia molto perplesso.
Niente di contrario verso i pedoni e le aree a loro dedicate, ma sinceramente credo che il passo dal giusto all’esagerato sia breve, specie in una cittadina di dimensioni ridotte come quella goriziana.
Il dubbio che rendere pedonale tutta la città sia una sciocchezza deriva dal fatto che comunque Gorizia sopravvive anche grazie ai numerosi paesini che la circondano e le persone che ci vivono spesso utilizzano le automobili per raggiungere il capoluogo. Magari anche per pigrizia o comodità, fatto sta che farsi Capriva – Gorizia, ad esempio, in una fredda giornata invernale, uggiosa e buia come ci ha abituati questo territorio, in sella ad una bicicletta, non credo sia il massimo. Se aggiungiamo il fatto che lo scopo dello spostamento sia magari qualche compera, pedalare strascinandosi dietro anche le borse diventerebbe una tortura.
Al momento, con la chiusura anche di parte di Corso Italia, assieme alle via Garibaldi, via Mazzini, la Galleria Bombi (quella aperta l’hanno vista solo De Gasperi e Roosevelt) si sono sistematicamente intasate la via IX agosto e viale XXIV Maggio da dove, fortunatamente per la giunta, le proteste si sono limitate all’eliminazione dei parcheggi, quando dal mio punto di vista, andrebbe sollevata anche la questione sulla differenza di dannosità delle polvere sottili in funzione alla zona in cui vengono emesse: respirarle davanti ai negozi di Corso Italia è più dannoso che in quelli delle vie limitrofe?
Credo che invece di fare esperimenti campati in aria, anche se appoggiati dallo zoccolo duro dei vecchi commercianti demodé e dai loro figli nati vecchi che credono di risolvere le loro crisi economiche imitando la concorrenza (ma questo è un altro discorso), bisognerebbe affidarsi a seri professionisti e meticolosi studi sulle conseguenze che possono avere questi cambiamenti.
La domanda che rivolgo quindi ai nostri governanti è la seguente: esiste un progetto sulla viabilità o si procede a tentativi? Se sì, è stato ideato da qualche professionista possibilmente ingegnere specializzato nel campo dei trasporti e viabilità o da commercialisti ed avvocati momentaneamente investiti da cariche politiche?
Non servono invece particolari studi per capire che se togliamo una cinquantina di parcheggi dal centro, aumentiamo la mole del traffico, perché le macchine anziché fare un giro dell’isolato per trovare parcheggio ne faranno almeno tre in quelle circostanti.
Ma mentre io mi pongo banali domande sulla vita quotidiana c’è chi pensa al futuro, ossia l’Associazione Nuovo Lavoro che nella sua tavola rotonda il 26 novembre presso la Fondazione Carigo di via Carducci, dalle 10:30 alle 13 propone il seguente tema di discussione: “Gorizia 2039, domande e risposte per il futuro della nostra città ed il suo territorio”.
Giusto bene, perché i goriziani più che di domande sul loro futuro hanno bisogno di risposte.
E tante.

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Le opinioni dei lettori su "Le vie di Gorizia sono finite"

  1. Per come la vedo io una politica che impone atti e fatti senza relazionarsi con la realtà fallisce in partenza. In presenza di una petizione con tantissime firme, di commenti entusiastici, anche ripresi dai quotidiani locali, su quanto l’area pedonale sia positiva, più che criticare l’amministrazione mi sento di congratularmi. Fin tanto che i procedimenti sono reversibili e dai costi contenuti, ben vengano tutte le possibili sperimentazioni, a maggior ragione se richieste dalla cittadinanza. A dirla tutta, è questa la differenza tra un politico e un professore universitario. Il professore congegna articolate ed innovative strategie che al primo contatto con la realtà spesso cadono come castelli di carta, il politico cerca risposte che partano e siano della gente a volte sbagliando, ma rendendo attuale il concetto di democrazia. C’è chi ipotizza che l’oligarchia o la dittatura sia la soluzione, ma la storia ci ha insegnato che non è quasi mai una buona idea.

  2. Continuo a sostenere che la viabilità sia qualcosa di estremamente delicato, specie in una città decisamente piccola come Gorizia. E’ ovvio che ognuno voglia tirare l’acqua al proprio mulino e m’avrebbe sorpreso il mancato benestare da parte dei commercianti del Corso di rendere anche la “loro” via pedonale. Fatto sta che bisogna prevedere le conseguenze che questo comporterà nelle altre vie ed agli altri commercianti di serie B che, paradossalmente, a mio avviso potrebbero guadagnarci (perché una città non è un centro commerciale). La democrazia tiene conto delle esigenze di tutti i cittadini, anche di quelli che, ahinoi c’é né già qualcuno, si lamentano del Corso pedonale perché più affollato e confusionario. La mia vuole essere una semplice considerazione sulla viabilità della città, che procede a tentativi, non una tesi sul rilancio del commercio isontino.

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