Le chiocciole dell’Isonzo

Nuove frontiere dell’allevamento. Tra qualche anno potrebbero essere circa 400 mila le chiocciole dell’allevamento del giovane goriziano Erik Raida, che da qualche mese sta lavorando duramente per coltivare il suo sogno. «Per trasformare il terreno nell’allevamento che si può vedere oggi ci sono voluti circa quattro mesi» racconta Erik, «abbiamo iniziato a lavorare in marzo per arare la terra, e in giugno sono arrivati 4 quintali di esemplari adulti, con lo scopo di farli riprodurre. Le prime uova si sono schiuse in agosto e oggi si vedono tra le foglie ancora diverse uova che attendono di dare alla luce i piccoli». Una prima “cucciolata” che però ha dovuto fare i conti con il gran caldo dei mesi scorsi. «Le alte temperature non ci hanno certo aiutati» spiega Erik, «e il tasso di mortalità tra i piccoli è stato più elevato del previsto. Le chiocciole sono animali imprevedibili da questo punto di vista, speriamo di non avere altre brutte sorprese». L’estensione dell’allevamento raggiunge i 6.500 metri quadrati, recintati lungo tutto il perimetro da una fila interminabile di lastre di lamiera interrate per impedire da un lato alle chiocciole di uscire, e dall’altro ai possibili predatori di avvicinarsi ai box. In particolare, l’attenzione di Erik è rivolta a talpe, ricci e insetti mangia chiocciole. Ma per difendere i suoi animaletti deve fare attenzione anche d passeri, gufi e lumache rosse. Il mezzo ettaro del giovane allevatore goriziano è suddiviso in 27 box per la riproduzione, lunghi 18 metri ciascuno, coltivati a cavoli e bieta, di cui le chiocciole vanno ghiotte, e radicchio, sotto le cui foglie invece trovano riparo dal sole. I recinti, dopo il letargo invernale, saranno ampliati fino a 45 metri per dare avvio alla fase dell’ingrasso, terminata la quale le chiocciole verranno spurgate e pulite prima di prendere la strada per i ristoranti.

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