Lasciac, la salma sarà rimpatriata

Tra un anno i resti del celebre architetto goriziani Antonio Lasciac e del figlio Romeo sarebbero stati gettati nella fossa comune del cimitero latino del Cairo. Una eventualità contro la quale si sta opponendo il progetto dell’ordine provinciale degli architetti, appoggiato dal comune di Gorizia, dalla fondazione Carigo e dall’associazione Borc San Roc, che prevede di far rientrare in Italia le due salme e la lastra tombale. Un’operazione che solo per il trasporto richiederà un investimento di circa 5 mila euro. L’architetto, nato a Gorizia nel 1856 e morto il Egitto nel 1946, potrà così riposare insieme al figlio nel cimitero centrale della nostra città, accanto alla tomba di famiglia che già ospita Pietro Lasciac, padre di Antonio, insieme ad altri sette componenti della famiglia. L’ultima sorella dell’architetto, Pierina, morì nel dicembre del 1941. Si starebbe già pensando a un progetto con cui rendere più armonioso l’accostamento delle due tombe, che rappresenterebbero un unico memoriale. «La nostra iniziativa è nata grazie alla segnalazione del collega Diego Kuzmin» racconta il presidente provinciale dell’ordine degli architetti, Massimo Rocco, «che di ritorno da uno dei suoi ultimi viaggi in Egitto ci ha messi in allarme circa il destino dei resti di Lasciac, che sarebbero destinati alla fossa comune entro il prossimo anno. I rapporti tra Roma e il Cairo non sono dei più favorevoli, ma riportare le salme dell’architetto e del figlio a Gorizia sarebbe l’occasione perfetta per ricambiare l’affetto che lui ha sempre riservato alla nostra città. Lasciac è una figura illustre, si è fatto onore all’estero ed è giusto che Gorizia lo ricordi perché, nonostante la distanza, ha sempre seguito la sua città e contribuito alla sua rinascita anche attraverso il piano regolatore del 1921». Tra le proposte dell’ordine provinciale degli architetti per onorare la memoria di Lasciac, anche l’istituzione di un “circuito” che possa collegare edifici e costruzioni che a Gorizia portano la sua firma, evidenziandone la “paternità” attraverso l’affissione di una targhetta.

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