La crisi economica del 2008-2010

di Valentina Tropiano

La crisi economica scoppiata alla fine del 2008 ha sconvolto il mondo sia al livello dei piccoli risparmiatori che delle grandi aziende, dei gruppi bancari e delle compagnie assicurative, e non ultimo il commercio internazionale.
Il casus belli – ciò che ha diffuso il panico nel mondo – è stato il crollo delle borse del 1 ottobre 2008. La crisi ha preso avvio negli Stati Uniti fin dai primi mesi dell’anno. Tra i principali fattori che l’anno provocata figurano gli alti prezzi delle materie prime, una crisi alimentare mondiale, un’elevata inflazione globale, la minaccia di una recessione in tutto il mondo, così come una crisi creditizia e una crisi di fiducia dei mercati borsistici.

Dalla grande crisi, tuttora in corso, non usciremo soltanto più poveri, ma verranno profondamente cambiati molti dei paradigmi della nostra vita contemporanea: l’idea stessa della libertà di mercato, la natura dei rapporti tra pubblico e privato, il grado di consapevolezza nelle coscienze collettive che la democrazia possa ancora rappresentare un sistema efficace per garantire sicurezza e prosperità.
Gli Stati Uniti sono entrati per primi in una grave crisi creditizia e ipotecaria che si è sviluppata a seguito della forte bolla speculativa immobiliare e della svalutazione del dollaro rispetto all’euro e ad altre valute. Dopo diversi mesi di debolezza e perdita di impieghi, il fenomeno è collassato nel 2008 causando il fallimento di banche ed entità finanziarie e determinando una forte riduzione dei valori borsistici e della capacità di consumo e risparmio della popolazione.

La prima manifestazione é stata la famosa crisi dei mutui negli Stati Uniti. Le banche avevano ormai fatto diventare una pratica comune la cessione di mutui per l’acquisto di immobili a persone che erano chiaramente impossibilitate ad estinguere il debito.

Quando le banche hanno cominciato ad avere troppi clienti insolventi e non riuscivano più a ripagare le perdite con la vendita degli immobili, le Società Veicolo non ricevevano più le rate che gli spettavano, le obbligazioni perdevano valore e tutti coloro che avevano acquistato quelle obbligazioni che in realtà erano ad altissimo rischio, hanno perso i loro capitali. E’ così che si è passati da una crisi immobiliare ad una crisi finanziaria.

Nell’ultimo anno si é sentito molto parlare di iniezioni di liquidità, ricapitalizzazione e salvataggio delle banche. Ebbene, i governi dei Paesi più profondamente colpiti, dopo aver provato ad arginare la crisi riducendo i tassi di interesse, facilitando l’accesso al credito e riducendo le imposte per favorire la domanda, nel settembre del 2008 sono intervenuti mettendo a disposizione agli istituti bancari ed assicurativi più in difficoltà ingenti somme di denaro. Queste liquidità hanno in parte garantito nuovi prestiti tra banche e hanno permesso ai mercati monetari di riavviarsi; l’altra parte è stata utilizzata per ricapitalizzare le banche, ossia lo Stato ha acquistato delle azioni emesse dalle banche, diventando a tutti gli effetti azionista della banca stessa: ciò significa che lo Stato è diventato proprietario di parte delle banche che ha salvato. Ma in questo modo i Governi, in cambio dell’aiuto, possono ora imporre delle condizioni: possono pretendere che i dividendi vengano attribuiti prima allo Stato che agli altri azionisti, o possono rivendicare il diritto di sedere nei consigli di amministrazione delle banche, influenzandone le decisioni. Questi provvedimenti hanno sostanzialmente portato alla privatizzazione dei benefici, alla socializzazione delle perdite e alla nazionalizzazione dei settori più minacciati.

E’ difficile immaginare quali saranno le ripercussioni che avrà questa crisi economica sul medio e lungo termine. I più pessimisti affermano che gli effetti della crisi saranno completamente svaniti entro il 2016, e che le ottimistiche previsioni di una rapida ripresa entro la fine del 2010 sono solo delle illusioni, ma è anche vero che in una situazione instabile come quella attuale é azzardato affermare che i Governi riescano a risolvere così tanti problemi in così poco tempo.
Analizzando i fatti avvenuti negli ultimi mesi, non passa inosservato il fatto che sono state molte le aziende, le banche e le compagnie assicurative acquisite da altre; se questo fenomeno dovesse ripetersi nel tempo ci ritroveremmo davanti al fallimento di piccole e medio imprese, quindi alla scomparsa di ulteriori grandi aziende, e quindi all’affermazione di poche ma influenti potenze. Inoltre, l’intervento dello Stato nei consigli di amministrazione delle banche potrebbe avere un’influenza preponderante sul processo decisionale, portando il mondo ad una crescente nazionalizzazione.
Negli Stati Uniti è svanito il miraggio di un eterno boom immobiliare. E quello di un sistema tutto fondato sul debito, dalle famiglie ai giganti della finanza. Travolte dalla tempesta delle borse, scompaiono grandi banche prestigiose. Quelle sopravvissute cercano di rilanciarsi con le attività tradizionali. Si torna così all’economia reale, ma a distanza di due anni dall’inizio della crisi, nel mondo dilaga la recessione. Il vero shock è la paralisi del credito: i Governi vogliono contrastarla e, con i maxi piani di salvataggio, mettono il mercato sotto tutela.
E’ davvero iniziata un’epoca nuova.
E il risparmiatore cerca una bussola per affrontarla senza pericoli.

© RIPRODUZIONE RISERVATA



Le opinioni dei lettori su "La crisi economica del 2008-2010"

  1. “Historia est magistra vitae” (la storia è maestra di vita) citazione latina che amava ripetere un mio vecchio professore di italiano alle superiori. E come non apprezzarla? Nel caso della crisi economica che stiamo vivendo, per trovare delle risposte e leggersi la “fine” basta andare a ritroso nel tempo e sbattere contro la crisi degli anni ’30, cominciata nel ’29 per l’esattezza. Le analisi di ciò che sta avvenendo oggi sono la fotocopia di quello avvenuto ieri; tant’é vero che il grande Rodolfo De Angelis cantava una canzone dal titolo “Ma cos’é questa crisi?” già negli anni 30 appunto e che vi invito ad ascoltare. Intanto ecco il testo illuminante ed attuale:

    Ma Cos’è Questa Crisi?

    Si lamenta l’impresario che il teatro più non va
    ma non sa rendere vario lo spettacolo che dà
    “ah, la crisi!”

    Ma cos’è questa crisi?
    Ma cos’è questa crisi?

    Metta in scena un buon autore
    faccia agire un grande attore e vedrà…
    che la crisi passerà!

    Un riccone avaro e vecchio dice: ahimé così non và
    vedo nero nello specchio chissà come finirà
    “ah, la crisi… mmh”

    Ma cos’è questa crisi?
    Ma cos’è questa crisi?

    Cavi fuori il portafogli
    metta in giro i grossi fogli e vedrà…
    che la crisi finirà!

    Si lamenta Nicodemo della crisi lui che và
    nel casino di Sanremo a giocare al Baccarat:
    “ah, la crisi sa… capirà la crisi oh…”

    Ma cos’è questa crisi?
    Ma cos’è questa crisi?

    Lasci stare il gavazzare
    cerchi un po’ di lavorare e vedrà…
    che la crisi passerà!

    Tutte quante le nazioni si lamentano così
    conferenze, riunioni, ma si resta sempre lì
    “ah la crisi… eh…”

    Ma cos’è questa crisi?
    Ma cos’è questa crisi?

    Rinunziate all’opinione
    della parte del leone e chissà…
    che la crisi finirà!

    L’esercente poveretto non sa più che cosa far
    e contempla quel cassetto che riempiva di danar
    “ah, la crisi Signur!”

    Ma cos’è questa crisi?
    Ma cos’è questa crisi?

    Si contenti guadagnare quel che è giusto
    e non grattare e vedrà…
    che la crisi passerà!

    E perfin la donna bella alla crisi s’intonò
    e per far la linea snella digiunando sospirò:
    “ah, la crisi… oh signora la crisi”

    Ma cos’è questa crisi?
    Ma cos’è questa crisi?

    Mangi un sacco di patate
    non mi sprechi le nottate e vedrà…
    che la curva tornerà!

    Ma cos’è questa crisi?
    Ma cos’è questa crisi?

    Chi ce l’ha li metta fuori
    circolare miei signori e chissà…
    che la crisi finirà!

  2. Bella Spritz, mi piace :-D
    Tanto vale riderci su, perchè il commerciante Goriziano medio, ha puntato tutto sulla ex Jugoslavia. Qualcuno ha avuto la forza, la possibilità e il coraggio di re-inventarsi, ma non tutti a quanto pare.
    Ci si dovrebbe adattare alla nuova Europa e non chiudersi trà Isonzo ed i Balcani, o peggio ancora tra Isonzo e Ljubljanica e Sava(fiumi di Ljubliana). Anche la mi afamiglia ha lavorato con la ex Jugoslavia, ma ad un certo punto, per fortuna, ci siamo resi conto che non bastava, o meglio, che non c’era più futuro.
    Se prima bastava avere il prodotto da vendere oltre confine, prodotto che “di là” non avevano, adesso bisogna rendersi conto che per “vendere” non si vende solo il prodotto ma anche e soprattutto il servizio.

    E finiamola con l’arroganza dei numeri uno, non credo di dire una novità se dico che certi “cagoni” Goriziani sarebbe meglio si calmassero un pò…. Chi mi conosce, sà com’ero, e come sono, anche se moloti Goriziani si comportano in un certo modo per “entrare” in un certo gruppo o in un a certa compagnia… beh credetemi, io sto bene a giocare a biliardo nel bareto sotto casa, tra gente normale.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *