Isonzo all’esame della Ue

La petizione presentata un anno fa da Legambiente, e dalle associazioni “Rosmann”, “Fiume Isonzo” e “Save the Soca”, riunite nel comitato “Salviamo l’Isonzo”, sta facendo il suo corso in Europa. La conferma è venuta dall’europarlamentare Elly Schlein alla quale era stata consegnata e illustrata assieme a un collega del M5S. “A metà giugno -scrive Schlein in un comunicato- la petizione è stata ufficialmente accettata dalla Commissione petizioni del Parlamento europeo e contestualmente inviata alla Commissione ambiente competente in materia, che ora ha due mesi di tempo per discuterla”. La petizione, supportata da 1600 firme, ha come prima firmataria la giovane ricercatrice Mita Drius, uno dei componenti del Comitato. Quest’ultima, assieme ad un’altra persona, dopo la pausa estiva esporrà gli argomenti della petizione alla Commissione europea riunita in seduta comune. Il Comitato “Salviamo l’Isonzo” in concomitanza con la visita della Schlein al Cara di Gradisca ha organizzato una conferenza pubblica per fare il punto sull’iter europeo e per spiegare ulteriormente l’iniziativa. Luca Cadez, presidente di Legambiente Gorizia, ha ribadito la necessità di “una efficace gestione transfrontaliera in modo che l’Isonzo-Soca sia gestito in modo sostenibile dal punto di vista ambientale, e in particolare in modo che venga predisposto un unico piano di gestione che superi gli anacronistici accordi legati al trattato di pace Italia-Jugoslavia e a quello di Osimo”. In sintesi si vogliono rivedere i valori di portata rilasciati dalla diga di Salcano, ribadire l’opposizione a qualsiasi nuovo sbarramento, nonché la predisposizione di piani di riduzione dei prelievi di acqua per scopi idroelettrici specie nei periodi di magra. E nel contempo si chiede anche il sostegno per interventi di rinaturalizzazione anche per migliorare la fruizione culturale e turistica sostenibile (ad esempio percorsi ciclopedonali transfrontalieri).

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