Il sogno europeo

di Fabio Gentile
Vice Vicario Provinciale PDL Gorizia
già Coordinatore Provinciale Alleanza Nazionale


Ormai quasi quaranta anni fa’ Giorgio Almirante, uomo politico che ebbe la fortuna di godere del rispetto di tutti, soprattutto dei suoi avversari, in Piazza del Popolo a Roma pronunciò durante un comizio le parole: “la Destra o è Europa o non è”, smarcandosi così da quella visione di antieuropeisti che la sinistra fazione politica aveva sempre voluto affiancare al vecchio M.S.I.
Successivamente la pesante eredità politica europeista di Almirante fu sposata anche da Gianfranco Fini, che non possiamo dimenticare valido ministro degli Esteri nel governo Berlusconi, salvo poi scivolare su cittadinanze brevissime, corano nelle scuole pubbliche ed un Europa che non ha più solide radici cattoliche.
Quell’Europa però, voluta sia da Almirante che da Fini, allargata anche al bacino mediterraneo, non era l’Europa che ora stiamo vedendo. Entrambe hanno sperato ed insegnato a noi giovani di destra, che l’Europa doveva essere prima di tutto un Europa dei popoli, in grado di mantenere all’interno di un contenitore Patria le diversità dei popoli europei ed anzi di valorizzarne proprio le peculiarità tradizionali che nel secolo scorso avevano causato tanta morte.

Giorgio Almirante.
Sia Almirante che Fini non avevano sognato un Europa delle banche, che oggi fanno parlare i telegiornali di spread, di default o di bund, non certo quelle che permettono di trasferire soldi in paradisi fiscali, non magari comprare appartamenti a Montecarlo.
Non certo quell’Europa a targa franco tedesca, che ha deciso di commissariare il nostro paese, dopo averlo fatto con la Grecia ed in parte con la Spagna, usando le migliori intelligenze tecniche bancarie, non votate dal popolo. Un popolo che è e deve restare sovrano, perché i nostri nonni hanno combattuto per quella libertà che è principio comune a tutte le ideologie politiche europee dopo i bui anni dei totalitarismi assoluti e più di recente degli anni del trasformismo politico italiano.
Non è certo l’Europa a cui assistiamo di questi tempi, con la nostra vita legata a indici economici più che al tempo climatico, con annunci catastrofici che sembrano allerte della Protezione Civile. Non è l’Europa che ha come grande merito l’utilizzo di un unica moneta, che però ora rischia di affossare molti paesi e trascinarne con se altri, ne quella dei confini a cui non è più necessario fare la fila, salvo poi farci temere per la delinquenza errante e le nostre proprietà.
Forse invece è proprio quell’Europa con radici comuni, fatta di persone e popoli che basandosi sul ricordo del non felice passato, che non dobbiamo dimenticare ma tenere a monito, guardano ad un futuro più solare comune improntato al rispetto, che sicuramente non sarà l’economia o la ricchezza ad insegnarci.
Non certamente allo spread ed alle risate sotto i baffi nei confronti di chi, oggi è dimostrato, non è l’unica causa di una crisi che è europea e mondiale soprattutto, ma è voluta, in primis proprio da quelle banche che oggi hanno commissariato politica e forse democrazia.

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