Il Pd goriziano e la sanità europea

Rivoluzione europea per la sanità
Servizi isontini e sloveni al bivio: collaborazione o concorrenza

La sanità è di fronte ad una vera rivoluzione, che riguarderà in particolare l’Isontino: con la recente approvazione della direttiva europea sull’assistenza sanitaria transfrontaliera, i cittadini della nostra provincia potranno andare a curarsi nel vicino ospedale sloveno di San Pietro, e gli sloveni potranno venire nelle nostre strutture. Quelle che sembravano insormontabili difficoltà dovute alla burocrazia, ma soprattutto alle resistenze politiche, saranno in buona parte spazzate via grazie all’avanzare dell’Europa.

Le spese sanitarie che un cittadino europeo andrà ad affrontare in un altro Stato membro dell’Unione gli saranno rimborsate dallo Stato di provenienza, per un importo massimo corrispondente al costo di quelle cure nel proprio sistema sanitario. Sarà possibile il versamento del rimborso direttamente alla struttura sanitaria fornitrice della prestazione, per impedire che il paziente debba anticipare tutta la spesa.

Con il recepimento della direttiva da parte degli Stati saremo posti davanti ad un’alternativa senza vie di fuga: collaborare o competere con il sistema sanitario sloveno. La scelta dell’integrazione richiede un radicale cambiamento di prospettiva: la nostra Azienda e la Regione dovranno cominciare a programmare l’organizzazione dei servizi sanitari assieme ai partner sloveni, sviluppando alcuni servizi negli ospedali di Gorizia e Monfalcone, ed altri in quello sloveno di San Pietro, in modo complementare. Così si razionalizzerebbero le risorse, ampliando il bacino d’utenza ed elevando la qualità dei servizi.

Fare come se nulla fosse significherebbe invece imboccare una strada nuova, quella della concorrenza: le strutture sanitarie confinanti continuerebbero ad ignorarsi reciprocamente, doppiando i servizi, spaccando in due un territorio naturalmente unito, mantenendo artificiosamente divisi i bacini d’utenza, ma con i pazienti liberi di scegliere dove andare a curarsi. Sarebbe un strategia irrazionale e alla lunga perdente per entrambi i sistemi sanitari ed i territori confinanti.

Le possibilità di integrazione dei servizi ci sono già oggi. L’80% dei medici dell’ospedale di San Pietro parla l’italiano, e in un recente convegno sia il ministro sloveno, sia il direttore dell’ospedale di San Pietro, Saksida, hanno dichiarato di volersi preparare seriamente all’assistenza sanitaria transfrontaliera.

Lo stesso Saksida, in un nostro recente incontro, ci ha confermato che sono molte le opportunità concrete di collaborazione tra gli ospedali di Gorizia, Monfalcone e San Pietro: pronto soccorso, cardiologia, rianimazione, neurologia, odontostomatologia, ortopedia, dialisi, punto nascita, chirurgia delle paratiroidi, microchirurgia della mano…

Tra le poche novità positive della programmazione sanitaria per l’Isontino c’è l’istituzione di una struttura operativa che dovrebbe occuparsi della collaborazione transfrontaliera. L’auspicio è che ci si doti degli strumenti migliori per sfruttare le nuove opportunità.

Giuseppe Cingolani,

Segretario del Partito Democratico di Gorizia

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