Contro lo Sballo? Educazione

Abbiamo detto: Educazione – Regole – Controllo. Tre belle parole ma decisamente un po’ astratte.

Vediamo nel concreto:
L’educazione parte dalle famiglie certo ed è comunque i genitori che sono chiamati a spiegare ai loro figli che bere è e resta un vizio da poveri coglioni (con buona pace di chi si sente offeso da questa espressione non mi riesce proprio di trovarne un’altra con l’eccezione forse di poveri stronzi). Molti genitori però hanno altro da fare che seguire la loro prole. Preferiscono dedicarsi ad attività di carattere più sociale che, naturalmente, vengono ampiamente innaffiate da vini e bevande alcooliche in genere. I ragazzi di cui sopra crescono in famiglie in cui non se li fila nessuno, ricevono ampio foraggiamento economico da genitori che sperano con questo di chiudergli la bocca e acquietarsi la coscienza e spendono detto denaro nella maniera in cui gli è stato spiegato è normale e giusto spenderlo: prendendo delle solenni sbronze con gli amici. Perchè così si comporta un vero uomo!
Visto dunque che dal sistema famiglia non c’è molto da sperare forse è il caso di responsabilizzare le istituzioni . Ecco tre idee semplici, semplici

Comune e Provincia realizzino delle efficaci campagne pubblicitarie per dissuadere i giovani dall’uso di alcool e per renderle più efficace ogni singolo rappresentante istituzionale cominci a dare l’esempio impegnandosi a non bere più in pubblico. Un bicchiere di BUON vino a pasto non ha mai fatto male a nessuno anzi. Farsi vedere con il taglietto in mano in tutti i chioschetti della città a tutte le ore del giorno è cosa diversa. Per i ragazzi lo spirito di emulazione è fondamentale

Sert e servizio sanitario divulghino con una capillare campagna nelle famiglie dell’isontino il dati sul crescere delle dipendenze da alcool tra i giovani. Sappiamo che questi dati ci sono e che sono inquietanti. Dobbiamo responsabilizzare le famiglie che sono il primo e più forte anello della catena educativa.

Le associazioni dei produttori vinicoli finanzino dei corsi di educazione al bere. Produciamo dell’ottimo vino ed è giusto che anche le giovani generazioni imparino a berlo nelle giuste quantità e nei giusti modi. In un bicchiere di Terrano o di Refosco, bevuto magari davanti ad un piatto di cacciagione o di prosciutto, c’è tutta la forza di una tradizione secolare e di una terra ricca di storia e cultura. Dietro quattro “cuba libre” bevuti uno di fila all’altro solo per farsi passare la timidezza si nascondono le fragilità di una persona in difficoltà davanti alla vita.

Ognuno di noi si impegni e non presentare MAI il bere come un’attività sociale o comunque ludica. Una piccola osservazione. Fra i nostri più attenti lettori c’è una persona che si firma spritz nero. I suoi interventi sono quasi sempre puntuali e attenti e ci fanno intuire una significativa capacità di leadership e influenza. Cominci a scegliere un nuovo nick (gli suggeriamo Spuma bionda o Menta bianca). I ragazzi che leggeranno i suoi interventi e li troveranno intelligenti, non li assoceranno la persona che li scrive e i suoi significativi talenti ad una bevanda di cui è meglio non abusare.

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Le opinioni dei lettori su "Contro lo Sballo? Educazione"

  1. Caro Staff, apprezzo la cortese chiamata in causa. Se è vero che un bicchiere di vino a tavola gustato nel giusto modo non porta nessun danno psico fisico ma, anzi, è salutare e se è vero che i miei interventi vogliono rimanere tra le righe cercando di essere provocatori ma costruttivi, non vedo perché dovrei cambiare il mio nick. Uno spritz nero al giorno, anche tra i vari post di questo blog, non credo faccia male a nessuno, anzi… Magari i ragazzi che trovano i miei interventi intelligenti capiranno che anche uno Spritz può essere intelligente se assunto nelle giusti dosi, così come la spuma o la menta possono perforare il fegato se consumate con abuso. Colgo comunque il suggerimento che, tra l’altro, assomiglia molto a quello che io stesso avevo dato a chi si rivolge dando “dei poveri coglioni” a chi magari soffre di una situazione particolare che lo porta ad assumere determinati comportamenti. Se già io, si scrive, posso far intuire significative capacità di leadership, figuriamoci come viene visto l’autore del testo o dell’articolo principale. Non mi offende il termine “coglione”, credo solamente svolga un effetto boomerang su quello desiderato. Un’espressione violenta indirizzata ad una persona debole, spesso provoca chiusura o a sua volta genera ulteriore violenza. In pratica, dare ad un ragazzino di 8 anni del delinquente farabutto (o coglione) facendolo magari passare per la questura solo perché sorpreso rubare le Haribo in un supermercato non so quanto sia educativo. Ritengo invece personalmente eccellente l’idea dei corsi anche se onestamente mi riesce difficile immaginare la ragazzina abitualmente sfatta sul marciapide in strada con un bottiglione di vino seduta in prima fila al corso per degustatori. Credo però sia anche ora che i produttori vinicoli dalle braccine corte, dopo tanto ricevere, comincino a versare parte dei loro abbondanti contributi a favore di queste iniziative destinate ad avere un forte riscontro nel sociale oltre che di immagine e commerciale. Magari coadiuvati da alcuni baristi “fighetti” cui unico scopo di vita è quello di versar lacrime nei loro cassettini riempiti da, come definiscono loro i propri clienti, parassiti. E chissà che nelle prime file di questi corsi i primi a comparire non siano proprio i loro figli…

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