I Gallinari a canestro.

Vittorio (a sinistra) e Danilo Gallinari.
Vittorio (a sinistra) e Danilo Gallinari.
Vittorio Gallinari(il padre),ex “scarpetta rossa” di Milano,una carriera ricca di allori.Danilo Gallinari(il figlio),uno dei tre italiani(Bargnani e Bellinelli,gli altri due)che evoluiscono nel dorato mondo Nba.Due ere del basket ben diverse ma che annullano le diversita’ grazie ad un grande amore per il paalone arancione,a principi e stili di vita,a una innata genuinita’ e simpatia che li fanno “unici”.”Principi e regole della nostra famiglia-dice Vittorio-che abbiamo trasmesso anche a Danilo,anteponendo sempre l’uomo al giocatore”.E’ bello starci assieme,vederli lavorare al camp di Lignano,dare a tanti ragazzotti,insegnamenti e dimostrazioni dal vero.”Mi piace molto-interviene Danilo- stare con i ragazzi,trasmetter loro le mie esperienze e quello che ho imparato.Partendo da Casalpusterlengo(uno dei migliori vivai d’Italia ndr),per poi passare a Milano,a New York e Denver”.Vivai,nota dolente,ricordi del passato.”Investire nei vivai e’ sempre piu’ difficile-aggiunge papa’ Vittorio-E poi mancano istruttori,quelli di una volta che facevano tutto,anche le chiocce.I pochi che ci sono oggi non vengono valorizzati e gratificati.E poi ancora,quasi spariti gli oratori e i campetti.Erano una fucina di talenti”.I Vittori,i Brumatti e tanti altri cominciavano proprio li e l’uno contro uno si sviluppava spontaneamente.
Danilo Gallinari e Daniel Hackett si allenano assieme a Lignano.
Danilo Gallinari e Daniel Hackett si allenano assieme a Lignano.
Come il tiro.Un’altra era.Ancora Vittorio.”Troppi stranieri,la squadra non si identifica piu’ con la citta’,con i “suoi” giocatori.Ai tempi tifosi e giocatori erano un tutt’uno,amici,e i palazzetti erano stracolmi e il basket regalava mille emozioni”.Emozioni,pero’,che albergano ancora in Vittorio e Danilo,decisamente due antipersonaggi,due uomini d’altri tempi e che a Lignano,in pochissimo tempo,si son fatti benvolere da tutti.Ma e’ bello anche vedere come Danilo e’ “coccolato” dal preparatore e dal assistent coach di Denver,anche loro al camp.E a New York,come ai Nuggets,questo e’ stato importante per l’ambientamento senza alcun trauma.”Si direi che e’ stato abbastanza facile-dice Danilo-I primi mesi avevo con me anche i miei genitori.E poi il coach era Mike D’Antoni che giocava con papa’ e quindi conoscevo da una vita.Nessun privilegio sia chiaro,ma sul piano umano e della presenza mi e’ stato di grande aiuto”.E finito il camp di Lignano cosa aspetta Danilo?”A fine settembre si riprende a Denver.Ma prima ancora,il 16 luglio,andro’ a Folgaria(montagna del Trentino ndr)per il raduno della Nazionale in vista delle qualificazioni agli Europei.Alla Nazionale ci tengo molto(Bargnani e Bellinelli hanno dato forfait ndr)e spero di restarci a lungo”.Due ottime persone,i due Gallinari,con un unico difetto:fanno rimpiangere il basket romantico di un tempo!Al camp di Lignano,presente anche Daniel Hackett,il figlio di Rudy(altro figlio d’arte),per anni sui nostri parquet,dopo Treviso e i due anni a Pesaro lo attende una nuova avventura:ha appena firmato per Siena.

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