Gusto di frontiera…

A poche ore dall’apertura della più conosciuta e apprezzata rassegna enogastronomica dell’isontino, affido a queste poche righe una riflessione: quando in questa città  smetteremo di sciacquarci la bocca con la retorica del confine sarà sempre troppo tardi. C’è in giro troppa gente che su quel confine ci si è arricchita. Dai politici mediocri di destra e sinistra, italiani e sloveni, che hanno abilmente soffiato sul fuoco di paure e contrapposizioni per garantirsi le loro miserevoli rendite di posizione, a una classe imprenditoriale inetta e disonesta capace solo di lucrare su contributi statali e traffici poco trasparenti. Da pseudo associazioni culturali che in nome della difesa di retaggi culturali più o meno minoritari si sono riempite le tasche di soldi, agli intellettualoidi d’accatto capaci solo di rifriggere luoghi comuni e banalità sul tema della convivenza. SVEGLIARSI! Non c’è nessuna identità da difendere, la guerra è finita anzi non è nemmeno mai iniziata, il confine non è più qua ma almeno 8000 km più a est nelle montagne dell’afghanistan o nei deserti iraniani dove, guarda caso, italiani sloveni e croati combattono assieme la stessa guerra contro una banda di tagliagole planetari. SVEGLIARSI! il mondo è cambiato e qua  c’è ancora gente che si riempie la bocca, e la testa, con spazzatura anni 50.

L’unica frontiera che possiamo ancora trovare in giro è nelle nostre teste bacate o tra le  bancarelle che stanno per aprire. Facciamocene una ragione e magari anche una birra magari senza chiederci a chi “appartenga” la persona che la sta bevendo accanto a noi.

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