Gli affreschi di villa Louise

«Al primo piano il salone ed i salotti e qualche altra stanza hanno le pareti tappezzate a dipinti, le altre hanno le pareti e i soffitti dipinti». Da queste parole, ritrovate tra le pagine ingiallite del testamento della baronessa Ada Löhneysen del 1912, è scattata l’intuizione dei restauratori che si stanno prendendo cura di villa Louise, la splendida dimora della fondazione Coronini Cronberg che si affaccia su largo Culiat. Una intuizione che ha consentito loro di scoprire un piccolo tesoro nascosto sotto gli strati di malta e intonaco che si sono sovrapposti negli ultimi tre secoli e mezzo. Le stanze della dimora gentilizia sono state oggetto di un attento sopralluogo ieri pomeriggio da parte dell’assessore regionale alla cultura, Gianni Torrenti, accompagnato dal sindaco di Gorizia e presidente della fondazione Coronini Cronberg, Ettore Romoli e dal direttore della fondazione, Enrico Graziano. Con loro anche la responsabile per i restauri dell’ente di viale XX Settembre, Serenella Ferrari, che ha avuto modo di svelare i risultati dell’indagine avviata dai restauratori, mirata alla ricerca delle decorazioni descritte nella stima di inventario allegata all’atto testamentario. E gli indizi tramandati dalla baronessa, in effetti, si sono rivelati piuttosto utili. L’indagine dei restauratori, in un primo momento, ha riportato alla luce finiture originali ma superficiali, tra cui girami e fiori stilizzati, fasce decorative policrome a marmorino. Ma è stato dopo aver asportato circa 7 centimetri di strato di malta che i restauratori si sono trovati difronte alle decorazioni di maggior pregio, che si presume possano interessare tutte le sale al piano nobile del nucleo centrale della villa. Una scoperta che potrebbe assegnare alla villa un valore artistico persino superiore a quello attuale e che, ha assicurato il sindaco Romoli, non andrà a intaccare il cronoprogramma dei lavori di restauro, che ne frattempo stanno proseguendo a braccetto con la Soprintendenza ai beni architettonici e quella al patrimonio storico e artistico. «La scoperta di oggi testimonia che nella villa non è tutto fermo» ha detto il sindaco, «ma che anzi i lavori stanno proseguendo. Certo, dobbiamo considerare che questo intervento non è paragonabile, né per metodologia né per tempi, alla ristrutturazione di una casa popolare o un’abitazione privata, e che anche il minimo intervento deve essere avallato dalla Soprintendenza. D’altronde il destino di questa struttura è ben noto, e operiamo tutti con questo obiettivo». Villa Louise è infatti destinata a diventare un incubatore di imprese legate al mondo dell’arte e della cultura. «Questo processo coinvolgerà i tre incubatori già presenti in regione» ha spiegato Torrenti, «sotto la regia di Area Science Park, e qui troverà posto uno spazio importante per le start-up d’impresa internazionali che vorranno investire nel nostro territorio regionale. Siamo convinti che luoghi impregnati di storia come villa Louise rappresentino uno stimolo fortissimo per la creatività. Senza radici l’innovazione non si fa». Il direttore Graziano, infine, ha indicato il mese di novembre come periodo utile per l’inizio dei lavori del primo lotto, che riguarderanno gli esterni e la copertura del corpo centrale.

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